Il condominio della tragedia. Nel riquadro, la vittima
Il condominio della tragedia. Nel riquadro, la vittima

Sarzana, 10 gennaio 2019 - Trent'anni di carcere e 100mila euro di provvisionale da pagare alle parti civili: madre, padre e figlia. E’ la sentenza con cui il giudice Mario De Bellis ha chiuso ieri il processo contro Cristi Ionut Raulet, il rumeno di 29 anni reo confesso dell’omicidio di Roberta Felici. La uccise il 3 aprile scorso con quattro coltellate nella casa del quartiere Bradia dove convivevano, andò a giocare alle ‘slot’ prima di raccontare il delitto a un amico e ripetere la confessione davanti ai carabinieri.

L’ammissione di colpa, lo sconto di pena per la scelta del rito abbreviato e la perizia psichiatrica non gli hanno evitato una pesante condanna. Il giovane, in stato di arresto dal giorno in cui uccise la cinquantenne sarzanese, resterà a lungo in carcere. Il giudice ha accolto la richiesta del pubblico ministero Federica Mariucci condannandolo a trent’anni per omicidio volontario aggravato dalla convivenza con la vittima, e confermato la costituzione di parte civile dei genitori e della figlia della donna, assistiti dall’avvocato Valeria Orlandi. L’esito della perizia psichiatrica, richiesta nella prima udienza dell’avvocato difensore di Raulet Enrico di Martino e consegnata ieri, ha dunque confermato la possibilità di procedere con il rito abbreviato. Il legale ha già annunciato appello contro una sentenza che ritiene ingiusta.

Roberta Felici era stata uccisa il 3 aprile scorso nella casa di via dei Molini. Rintracciato dai carabinieri qualche ora dopo il delitto, aveva confessato di aver accoltellato la compagna, sostenendo di aver avuto uno scatto di rabbia perché ossessionato dalla donna, che lo voleva tutto per sé ed era estremamente gelosa di lui. Il pm Federica Mariucci, che aveva coordinato le indagini, aveva chiesto il giudizio immediato, bypassando l’udienza preliminare. Il processo si era aperto a fine novembre davanti al giudice per le indagini preliminari Mario De Bellis. Roberta era stata uccisa a 53 anni dopo una vita tutt’altro che facile. L’esame dell’anatomo-patologa Susanna Gamba aveva sottolineato una compatibilità tra una ferita al braccio sinistro e il vano tentativo di Roberta di ripararsi dalle quattro coltellate mortali. Dopo aver ucciso la compagna Raulet era uscito di casa e aveva chiesto a un amico 100 euro per giocare a slot machine e videolottery. In serata dopo essersi confessato con l’amico, si era presentato in caserma per costituirsi. A poche settimane dal processo aveva scritto alla famiglia della donna chiedendo perdono ma ottenendo un diniego.