Francesco Nuti
Francesco Nuti

Prato, 7 giugno 2018 - Prato torna ad essere il palcoscenico ideale per il cinema e le produzioni televisive. A conferma dell’ottimo feeling che dura da più di mezzo secolo, tra la settima arte e la nostra città. Primo fra tutti il cinema comico, rappresentato dai titoli dei due grandi pratesi di adozione: Roberto Benigni e Francesco Nuti. Entrambi cresciuti a Prato, entrambi attori registi campioni d’incasso. Per il folletto di Vergaio il mitico «Berlinguer ti voglio bene» e «TuttoBenigni», per Cecco da Narnali «Madonna che silenzio c’è stasera», «Caruso Pascoski», «Il Signor Quindicipalle». Nel 1985 arriva Nanni Loy che, sostituendo Mario Monicelli, ambienta alcune sequenze di «Amici miei atto terzo». Poi un film tutto made in Prato grazie ad Alessandro Benvenuti e il suo «Caino e Caino».

Ovviamente non potevano mancare altri pratesi illustri come Marco Limberti e Francesco Ciampi, regista e attore in «Cenci in Cina». In anni passati arriva in città tutto il cast di «Sweet sweet Maria», con Maria Grazia Cucinotta, di «Tutti all’attacco» con Massimo Ceccherini e del musical «Mai con le donne» con Lamberto Muggiani e molte pagliette del Buzzi. Persino la sensuale Nadia Cassini fa jogging intorno a piazza del Duomo in «L’insegnante balla con tutta a classe». Non potevano mancare all’appello altri film diretti da autori pratesi come Edoardo Nesi («Fughe da fermo»), Gabriele Cecconi («Il seminarista») e il collettivo John Snellinberg («La banda del brasiliano», «Sogli di gloria»). Un film scritto da Giovanni e Sandro Veronesi, «Cinque giorni di tempesta», ha molte sequenze girate in centro, come anche una vecchia pellicola interpretata da una star come Rossano Brazzi, «Salvare la faccia».

Tante location anche per il cinema d’autore: Mauro Bolognini sceglie la stazione centrale per l’ultima scena di «Per le antiche scale» con Marcello Mastroianni, i fratelli Taviani optano per la Villa Medicea di Poggio a Caiano per «Le affinità elettive», Daniele Vicari ‘filma’ Chinatown nello splendido docu-film «Il mio paese». Il sottovalutato Vittorio De Seta arriva in città nei primi anni Duemila per raccontare l’odissea di un giovane senegalese in «Lettere dal Sahara». Ma il primo grande maestro a scegliere Prato fu Gillo Pontecorvo per il suo medio metraggio «Giovanna», ambientato in una fabbrica tessile negli anni Cinquanta (aiuto regista Giuliano Montaldo).

La coppia Valerio Mastandrea con Elio Germano fa tappa a Montepiano per «Padroni di casa», mentre il re dell’horror Lamberto Bava sceglie il teatro Fabbricone per ricostruire la casa di un pericoloso serial killer in «The torturer». In tutto oltre cinquanta film ai quali si aggiungeranno i nuovi lavori firmati Pieraccioni e Torrini.

Federico Berti