Palazzo di giustizia
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Prato, 27 marzo 2019 - Messaggi continui, minacce. Quello che emerge dall'ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa nei confronti della 31enne operatrice sociosanitaria di Prato è un quadro inquietante a tinte scure e macabre. Il ragazzino, che aveva iniziato a frequentare la donna per delle lezioni di inglese in vista dell'esame di terza media, era di fatto vittima di torture psicologiche.

La 31enne oggi ai domiciliari "in talune occasioni, ovvero almeno il 18.1.2019, il 24.1.2019 e il 7.2.2019 - si legge nell'ordinanza del gip -, induceva ai rapporti sessuali il minore dopo averlo assillato con centinaia di messaggi su whatsapp, anche in orario scolastico, in cui chiedeva insistentemente di vederlo per compiere atti sessuali, in cambio della promessa che non avrebbe più portato il piccolo presso la palestra dove terze persone avrebbero potuto notare la somiglianza nonché in cambio della promessa di non pubblicare sui social network le foto del bambino".

Ma non solo. "In particolare nelle date 15.2.2019, 18.2.2019, veniva indotto a compiere atti sessuali a fronte della prospettazione esplicita della donna di volersi suicidare e della possibilità di essere dissuasa dal compimento di atti autolesivi esclusivamente in ragione della prosecuzione della relazione sentimentale e sessuale instaurata con il minore, di cui si diceva perdutamente innamorata".

Il minorenne ha riferito che "il primo rapporto era avvenuto a casa di lui durante uno dei pomeriggi nei quali si dovevano tenere le lezioni di inglese (...). Lui si era sdraiato a letto perché stanco e la donna gli si sarebbe posta sopra denudandosi". Così, nell'ordinanza della misura cautelare emessa dal gip di Prato nei confronti della 31enne. "Il ragazzo riferiva che era successo altre volte, alcune a casa di lei, soprattutto nella giornata di venerdì, e che aveva coperto l'allontanamento da casa dicendo che andava a trovare un amico che abitava vicino. (...) nel dicembre del 2017 aveva saputo dalla stessa donna di essere il padre del bambino che portava in grembo".

Secondo quanto riportato poi da una testimone "l'operatrice socio sanitaria non aveva mai fatto mistero, nell'ambiente della palestra, del fatto che il suo secondo genito non fosse figlio di suo marito, ma di un frequentatore della palestra di 25 anni con lo stesso nome del ragazzino. La donna le avrebbe anche detto che suo marito era consapevole di chi fosse il vero padre, così come ne sarebbe stato consapevole il primo figlio".

La 31enne inoltre riteneva "responsabili della rovina del ragazzo i genitori stessi del minorenne", per la denuncia che avevano messo in atto nei suoi confronti. Un atteggiamento che, il gip Francesca Scarlatti, che ha firmato la custodia cautelare ai domiciliari, definisce di "perdurante negazione della gravità della vicenda". "Avevano a pensarci prima invece di fare la denuncia - dice la donna a sua madre, intercettata, la scorso 13 marzo, dopo l'interrogatorio in procura -, che credevano che non uscisse fuori il nome della famiglia... hanno fatto male i calcoli, l'hanno rovinato ora lui, non l'ho rovinato io ma l'hanno rovinato ora con tutta sta cosa, capito".

Ascoltati a sommarie informazioni, l'11 marzo scorso, il responsabile della palestra e l'istruttrice di karate del ragazzino raccontarono di aver parlato con lui su richiesta della madre, preoccupata per il "comportamento strano del figlio". "Ci disse che la sera prima aveva saputo che chattava con frequenza assidua con la 31enne, che è la madre di un altro mio allievo". Il minorenne "disse che la sentiva perché lei frequentemente minacciava di ammazzarsi e quindi cercava di sostenerla e tranquillizzarla - le parole dell'insegnante di karate nell'ordinanza del gip -. (...) Si vedeva che era nervoso (...), notai immediatamente che non stava dicendo tutta la verità. (...) Gli dissi che in quell'ufficio erano presenti due delle donne più importanti della sua vita in quel momento, ovvero la madre, di cui doveva fidarsi, e io, che sono quella che lo sta facendo arrivare a buoni livelli a karate e gli sta assicurando un futuro sportivo importante. Cercai di rassicurarlo e di farlo sentire libero di parlare. Gli chiesi allora di chi fosse il figlio più piccolo, visto che lei non faceva mistero che il padre non fosse il marito". A quel punto le lacrime e la confessione del ragazzino. "In quel momento scoppiò a piangere e disse che lei gli aveva comunicato che era suo. Iniziò a urlare dicendo che quella donna gli aveva rovinato la vita. Raccontò che la 31enne aveva scritto su Facebook di essere incinta e lui, spaventato dall'eventualità di poter essere il padre del bambino, l'aveva chiamata. Lei gli aveva detto di non preoccuparsi perché il bambino era figlio del marito ma, a gravidanza ormai avanzata, gli aveva confessato che in realtà il piccolo che portava in grembo era suo. A quel punto l'aveva pregata di abortire, ma lei gli aveva detto che oramai era tardi".

La 31enne inoltre non faceva mistero, neppure nella palestra frequentata dalla sua vittima e anche dal suo primo figlio, del fatto di aver avuto il secondo bambino «da una relazione extraconiugale». Lo scrive il gip nell'ordinanza. Non solo: sempre lei avrebbe raccontato la cosa anche al marito e al primo figlio, che oggi ha 10 anni. Nell'ordinanza si spiega che la 31enne lo avrebbe riferito pubblicamente a più persone, specificando che il padre fosse un iscritto a quella palestra. «La donna (l'indagata, ndr) mi ha raccontato che il fratellino - riferisce un testimone - lo ha saputo durante un discussione fra lei e suo marito». L'ordinanza rivela che la 31enne - in fase di interrogatorio - nega di aver avuto rapporti sessuali con il minore fino al compimento del suo quattordicesimo anno di età, «in quanto cosciente della disposizione di legge in materia».