Un'aula di tribunale
Un'aula di tribunale

Prato, 3 giugno 2015 - Cinque persone saranno processate per omicidio colposo a Firenze sette anni dopo l'incidente in cui un operaio morì e altri due colleghi rimasero gravemente feriti alla stazione ferroviaria di Castello (Firenze). L'incidente ci fu la sera del 3 ottobre 2008 mentre i tre eseguivano lavori elettrici da un carrello posizionato sul binario sbagliato. Il mezzo coi tre a bordo, fra cui la vittima Alessandro Marrai, 50 anni di Prato, fu travolto da un altro carrello in movimento; a uno dei feriti fu amputata una gamba. Oggi il gup David Monti ha concluso l'udienza preliminare rinviando a giudizio, per vari profili di colpa, il titolare della ditta Elettrifer incaricata dei lavori per stendere i cavi elettrici, accusato di non aver coordinato adeguatamente le lavorazioni della propria impresa; il capocantiere della stessa ditta per non aver vigilato sulla circolazione del convoglio coinvolto nell'incidente; l'autista del carrello che investì l'altro mezzo per non aver azionato il segnale acustico quando il suo carrello ripartì; la vedetta su questo stesso carrello perché nonostante la visibilità ridotta da un carro portabobine che lo precedeva non cambiò posizione per avvistare eventuali ostacoli sul percorso.

A processo anche la ditta Elettrifer, mentre il gup ha prosciolto Rfi spa e un altro imputato, un dirigente di Rfi responsabile dell'unità di Firenze per la sicurezza sul lavoro. La prima udienza sarà davanti al tribunale di Firenze il 10 novembre 2015. Riguardo ai sette anni necessari per arrivare alla decisione sul rinvio a giudizio, il gup Monti ha promosso due ricorsi, uno alla corte di Giustizia Europea, un altro alla Corte Costituzionale, che hanno richiesto un certo periodo per aspettare le rispettive decisioni dei due organismi. In particolare il gup voleva chiarire se fosse consentito nel processo il 'doppio ruolò di Rfi, di società imputata di illecito amministrativo e come responsabile civile per le attività dei propri dipendenti. Sia la Corte europea a fine 2012, sia la Corte Costituzionale nel luglio 2014, hanno dichiarato ammissibile la doppia veste: il primo organismo dicendo che non ci sono contrasti con le norme della Ue, l'altro che non ci sono elementi di incostituzionalità. Dopodiché ha potuto riprendere l'udienza preliminare