Granata interpreta le parole di Mina. Il repertorio scelto dalle detenute

Stasera lo spettacolo in forma di monologo al polo Campolmi nell’ambito della rassegna "Vorrei una voce"

Granata interpreta le parole di Mina. Il repertorio scelto dalle detenute

Granata interpreta le parole di Mina. Il repertorio scelto dalle detenute

Correva il 23 agosto 1978, ultimo concerto di Mina alla Bussola. Sembrerà di vivere le emozioni di quella sera, il brivido di una voce indimenticabile, entrando nel vissuto dei ricordi di un gruppo di detenute cui ridarà voce un attore apprezzatissimo della scena teatrale come Tindaro Granata stasera, alle 21, alla Corte delle Sculture (polo Campolmi). Benvenuti alla "Prato Estate", la rassegna organizzata dall’assessorato alla Cultura, per "Vorrei una voce" (ingresso libero), lo spettacolo in forma di monologo costruito attraverso le canzoni di Mina cantate in playback, ispirato dal lungo percorso teatrale che Tindaro Granata ha realizzato per quattro anni al teatro Piccolo Shakespeare dentro la Casa Circondariale di Messina.

Le canzoni di Mina, che Granata in veste di interprete e autore immortala in playback, diventano la materia dei sogni, appartengono alla nostra memoria collettiva e diventano materiale ideale per lavorare con un gruppo di detenute di alta sicurezza, nell’ambito del progetto "Il Teatro per Sognare".

Una colonna sonora scelta dalle detenute per raccontarsi e per ritrovare un po’ della propria libertà di espressione e di femminilità perduta. Il fulcro della drammaturgia di Tindaro Granata (nel marzo 2025 tornerà a Prato tornerà con "La pulce nell’orecchio", al Politeama) è il sogno: perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé. Produzione Lac Lugano Arte e Cultura, in collaborazione con Proxima Res, "Vorrei una voce" è dedicato a tutti coloro che hanno perso la capacità di sognare. Uno spettacolo singolare che, grazie al talento di Granata, si articola in molte voci e personaggi dalle tante sfaccettature, trasformandosi in un inno alla libertà attraverso l’amore e il potere della musica. "Non voglio e non posso portare in scena le mie ragazze del Piccolo Shakespeare di Messina, perché quello che abbiamo fatto dentro quel luogo di libertà che sta dentro un carcere è giusto che rimanga con loro e per loro – si legge nelle note di regia - In ‘Vorrei una voce in scena’ ci sono solo io, delle ragazze mi porto i loro occhi, i gesti, le loro lacrime e i sorrisi".

M.L.