Un anziano con una badante (foto repertorio)
Un anziano con una badante (foto repertorio)

Prato, 16 aprile 2018 - Colpevole del reato di circonvenzione di incapace ai danni di un amico, classe 1923, celibe, malato grave e invalido al cento per cento, deceduto nel luglio 2010. Tutto per mettersi in tasca - dice l’accusa - assegni a suo nome per un totale di cinquantamila euro. La condanna a un anno e quattro mesi è stata emessa nei giorni scorsi dal giudice monocratico Scarlatti del tribunale di Prato nei confronti di una donna fiorentina di 81 anni, Stella Bristot, che nell’ultimo anno di vita dell’uomo si era offerta di accudirlo, restando a dormire anche nella sua abitazione. Per lei, difesa dall’avvocato Massimiliano Tesi, il giudice ha anche stabilito 200 euro di multa oltre ad una provvigionale di 40mila euro (immediatamente eseguibile). La donna è finita alla sbarra dopo una denuncia presentata nel 2010 da un cugino dell’anziano malato.

I familiari del deceduto, costituitosi parte civile, sono rappresentati dall’avvocato Mauro Cini. Il giudice monocratico, dopo il dibattimento iniziato nel 2013, ha ritenuto l’imputata colpevole di essersi procurata un ingiusto profitto abusando dello stato di infermità dell’uomo, inducendolo a sottoscrivere in suo favore prima un assegno da cinquemila euro, poi uno da 45mila euro, incassati dalla donna, oltre ad uno da 77mila euro, non incassato perché sequestrato durante una perquisizione della Guardia di finanza. Una situazione complessa peggiorata dai pessimi rapporti esistenti fra l’amica-badante (secondo l’avvocato dei familiari riceveva assegni mensili quali stipendio per l’accudimento) ed i parenti dell’anziano, soprattutto quando questi si sono resi conto che il loro familiare stava donando tutti i proprio soldi alla signora. Di fronte alla richiesta di spiegazioni, la badante-amica ha ammesso di aver ricevuto assegni dall’anziano. I parenti avrebbero tentato più volte di ottenere spiegazioni da parte del cugino, ma non ne sarebbero venuti a capo - così hanno riferito al giudice - a causa della poca lucidità dell’ammalato.

Una condizione di salute che era stata certificata da almeno due medici mentre l’uomo era ancora in vita, stando a quanto riportato nella denuncia del cugino: secondo i professionisti non era più in condizioni di intendere e di volere. Condizioni che sono state smentite nel corso del dibattimento da ben cinque perizie - psicologica, psichiatrica, farmacologica, tossicologica e grafica - effettuate post mortem. Ed è proprio partendo da queste consulenze tecniche d’ufficio che l’avvocato Tesi annuncia la sua prossima mossa. «Aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice e sicuramente faremo appello. Quelle perizie, infatti, affermano esattamente il contrario di quanto sostenuto dall’accusa» e in particolare che l’anziano era nel pieno delle sue capacità di intendere e di volere e non condizionabile, quando ha consegnato gli assegni all’amica-badante. Il giudice, che ha accolto le istanze della difesa di parte civile, si è preso novanta giorni per depositare le motivazioni, attese adesso dai due legali per procedere con le prossime mosse.

Sa.Be.