La madre di Giuseppe Marchesano riceve una maglia dagli amici
La madre di Giuseppe Marchesano riceve una maglia dagli amici

Montopoli, 20 novembre 2018 - Il ruggito dei centauri, con le moto accese al passaggio del feretro, è stato un grido di dolore che graffiava il cuore, con mamma Giuseppina che li ha abbracciati e ringraziati uno a uno, gli amici del suo Giuseppe.

Per essere stati presenti e distrutti dalla morte del 27enne, crivellato di colpi dalla rabbia di Danny Scotto, coetaneo di Chiesina Uzzanese che – secondo quanto lui stesso avrebbe confessato all’interrogatorio durante l’udienza di convalida – voleva ricucire un’amicizia che era sfiorita, ne sarebbe nato un alterco e lui ha aperto il fuoco. Accecato dalla rabbia e dalla delusione si è trasformato nell’omicida di un ragazzo molto amato, appassionato di moto, con tanti amici, e una famiglia che gli voleva bene. C’erano tutti, ieri, nella chiesa di Collegiata di Fucecchio per le esequie officiate dal don Andrea Cristiani e dal padre Emanuele, parroco di Castel del Bosco dove si è consumato il delitto: perché lì Marchesano, operaio per una ditta di manutenzione carrelli elevatori con sede a Firenze, si era trasferito a vivere, comprandosi la casetta in via Di Dietro, tre anni fa.

E lì, sul divano di casa, furono proprio due amici, sabato 10 novembre a trovare il corpo senza vita dell’amico, con i pantaloni abbassati, in un mare di sangue: Marchesano non si era sentito male, non aveva subito una rapina, era stato ammazzato dal un vecchio compagno di scuola, la sera prima: un vecchio compagno che, provato dalla solitudine – ipotizzano gli inquirenti all’esito delle dichiarazioni rese – e in un momento di disagio, stava cercando di riallacciare rapporti. Tra questi quello con Marchesano che gli aprì la porta, probabilmente senza paura perché si conoscevano.

Nell'arco di neanche quarantotto ore gli inquirenti – coordinati dal pm Sisto Restuccia – hanno consegnato al carcere l’assassino che in un primo interrogatorio ha negato tutto e poi, però, ha confessato. «Il dramma di questa morte violenta – ha detto con Cristiani nell’omelia – non colpisce solo la sua famiglia, è una sconfitta del progresso e della civiltà: si respira violenza, oggi, nell’aria».

«La morte di Giuseppe non deve essere inutile – ha aggiunto il sacerdote –. Noi siamo qui perché abbiamo la consapevolezza che si può uccidere il corpo, ma non l’anima che continuerà a parlare della sua capacità di amare, del bene che ha fatto e dell’amore che ha dato. La morte di Giuseppe, così cruenta e tragica, non deve essere inutile ma deve aiutarci a costruire un mondo senza odio e senza armi». Un dolore straziante quello della famiglia e degli amici, alcuni dei quali, tra i singhiozzi, hanno urlato «ce l’ha portato via». E l’ha fatto sparando almeno dieci colpi e ricaricando due volte la 357 Magnum.