Aldo Ricci
Aldo Ricci

Pontedera, 16 marzo 2019 - E’ morto portando nel cuore i graffi e l’orgoglio di quei giorni di dolore e passione. I giorni della giovinezza. Ma anche della guerra. Aldo Ricci, classe 1921, era l’ultimo alpino della zona, ma probabilmente anche della Toscana, reduce dall’amara epopea della campagna di Russia, dalla partenza alla ritirata a piedi nel gelo della steppa dove molti italiani ebbero come tomba un manto di neve.

Riccio era nato a Ospitale del Frignano, ma viveva a Pontedera dagli anni ’50 (padre di Claudia, pediatra dell’ospedale Lotti, e di Antonio) dov’è stato guardia forestale. Ricci era un alpino della Divisione Tridentina e, in particolare, del glorioso battaglione Val Chiese: fu tra gli uomini – ricordano coloro che hanno raccolto le sue testimonianze e che forse ne faranno un libro – che ebbero la forza di mantenere le armi nel corso della tragica ritirata: oltre 200 chilometri a piedi, senza cibo, con temperatura che arrivarono ai 40 gradi sotto zero e sotto continui attacchi e bombardamenti russi.

Il 25 gennaio 1943 prese parte a uno degli episodi più ricordati e significativi della seconda guerra mondiale: la battaglia di Nikolaevka. Insieme al suo battaglione, e alle poche unità ancora in grado di combattere, si portò in testa alla colonna di sbandati e prese parte al disperato attacco che riuscì a sfondare l’accerchiamento delle forze russe, aprendo la strada verso la salvezza a tutti i sopravvissuti della ritirata. 
Ma la sua avventura non è finita. E c’era ancora del dramma nel suo destino di giovane soldato e d’italiano. Aldo subì, dopo l’8 settembre, anche la deportazione nei campi di lavoro in Germania. Non ha mai dimenticato quei giorni, quel dramma collettivo che visse il Paese che uscì dal tunnel quando, nella spazio di un’estate, il popolo della campagna prese in mano le sorti della collettività. Finché è riuscito a camminare Aldo, l’alpino, ha ritenuto un suo dovere partecipare, ogni 25 gennaio, alla cerimonia che il sindaco di Pontedera ha istituito davanti alla targa che si trova all’ingresso del Parco della Montagnola a ricordo della battaglia. Questione di rispetto agili eroi di quei giorni. Caduti e non.