Enrico Rossi subito dopo l’aggressione a San Miniato
Enrico Rossi subito dopo l’aggressione a San Miniato

San Miniato (Pisa), 22 luglio 2021 - Quel secchio di letame gettato in faccia a Enrico Rossi, allora presidente della Regione Toscana, nel bel mezzo della Festa dell’Unità, vale oggi una citazione diretta a giudizio in tribunale a Pisa per Giovanni Cialdini, 65 anni, tra i più importanti allevatori della zona. Il processo si aprirà a settembre. Cialdini deve difendersi dal reato di violenza privata per aver impedito a Rossi, secondo l’accusa, di prendere la parola per manifestare il proprio pensiero scagliandogli addosso del letame liquido che custodiva dentro un contenitore di plastica. La Procura contesta a Cialdini anche il reato di danneggiamento perché il letame raggiunse l’impianto audio predisposto per la manifestazione arrecandogli danni irrimediabili.

L’imprenditore è difeso dall’avvocato Andrea Callaioli. Ma torniamo a quella sera del luglio 2016. Cialdini si presentò alla festa di buon ora portandosi dietro un contenitore che non dette nell’occhio a nessuno. E’ imprenditore conosciuto da tutti. La sua azienda agricola aveva ospitato negli anni diversi eventi elettorali, e a uno di questi nel 2009, partecipò anche uno dei big del Pd, Piero Fassino. Quella sera era arrabbiato e aveva Il nel secchio sterco delle sue pecore destinato a Rossi che, nello spazio dibattiti, chiudeva un mese di riflessioni politiche dei democratici sulla vita locale e sul futuro della comunità.

Cialdini, titolare di un mattatoio, invece, si trovava a fare i conti con una norma regionale sul limite al numero degli animali da macellare. Norma della quale era un nemico giurato e contro cui si batteva da mesi. Quella sera l’agricoltore non ci vide più: prima inveì contro Rossi, poi il lancio dello sterco che raggiunse in pieno l’ex sindaco di Pontedera nello sconcerto generale. I carabinieri intervennero prontamente e riportarono la calma. Volontari della festa corsero a casa a prendere vestiti da prestare a Rossi. "Bene le critiche, gli attacchi, ma questo è troppo - disse Rossi - per certi soggetti non deve esserci più posto nel Pd e nelle nostre feste".

Il giorno dopo Cialdini disse al nostro giornale: "Sono un uomo sincero e onesto e Rossi lo sa: sediamoci a un tavolo, prendiamoci un caffè e chiariamo tutto, non solo nell’interesse di Cialdini ma di tutti gli allevatori come me. Poi sono pronto a chiedere scusa". Nei giorni seguenti scattarono le querele. Anche il Pd la fece, con l’avvocato Alessio Spadoni, e non l’ha mai ritirata, anche se non si costituirà parte civile.