
Laura Boldrini (Newpress)
Roma, 25 marzo 2021 - "Ho visto, purtroppo e sto preparando una nota ufficiale per rispondere a una ricostruzione dei fatti che non risponde alla realtà delle cose e per replicare". E' quanto Laura Boldrini anticipa all'Adnkronos, a proposito delle accuse rilanciate sul 'Fatto Quotidiano' da due donne, le sue ex colf e assistente parlamentare, a proposito delle mansioni svolte e delle somme pagate per i loro servizi. "Sono davvero dispiaciuta: si tratta di due collaboratrici valide, in ambiti ovviamente totalmente diversi - tiene a sottolineare Boldrini -. E mi aspettavo da loro che, se ritenevano che ci fosse con me qualche problema, me ne parlassero direttamente e non tramite un giornale, tutte due insieme poi... Mi pare che abbiano fatto ricorso a un metodo quanto meno improprio, che lascio agli altri giudicare e commentare". Ma cosa ha scritto il Fatto Quotidiano con Selvaggia Lucarelli? Vediamo: "A maggio dello scorso anno ho dovuto dare le dimissioni perché la signora, dopo tanti anni in cui avevo lavorato dal lunedì al venerdì, mi chiedeva di lavorare meno ore, ma anche il sabato. E io ho famiglia, dovevo partire da Nettuno e andare a casa sua a Roma, per tre ore di lavoro. Io sono andata al patronato, ho fatto fare da loro i calcoli. La sua commercialista mi ha detto che mi contattava e invece è sparita. Alla fine, tramite l'avvocato messo a disposizione dal patronato, ora siamo in contatto, mi faranno sapere. Io comunque la signora non l'ho mai più sentita, non la volevo disturbare. Mi dispiace perché non sono tanti soldi, circa 3.000 euro, forse è rimasta male che non abbia accettato di andare il sabato. Io ero dispiaciuta". A parlare con il Fatto Quotidiano è Lilia, una collaboratrice domestica moldava. La signora in questione, per la quale la domestica lavorava, è per l'appunto Laura Boldrini, l'ex presidente della Camera che ha sempre impostato la sua politica sulla difesa delle donne, delle minoranze, degli stranieri, dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici più fragili.
Ma Lilia non sarebbe stata l'unica ad aver avuto problemi di lavoro con la Boldrini, sempre secondo quanto scrive il Fatto. Anche Roberta, la sua ex collaboratrice parlamentare racconta al quotidiano diretto da Travaglio di mansioni che esulavano dai propri compiti contrattuali. "Ho lavorato due anni e mezzo con la Boldrini - riferisce - posso dire che ho tre figli, partivo il martedì alle 4.30 da Lodi per Roma, lavoravo per tre giorni 12 ore al giorno, dalla mattina presto alle nove di sera. Per il resto lavoravo da casa, vacanze comprese. Guadagnavo 1.200 / 1.300 euro al mese, da questo stipendio dovevo togliere costi di alloggio e dei treni da Lodi. Ero assunta come collaboratrice parlamentare e pagata quindi dalla politica per agevolare il lavoro di un parlamentare, ma il mio ruolo era anche pagare gli stipendi alla colf, andarle a ritirare le giacche dal sarto, prenotare il parrucchiere. Praticamente facevo anche il suo assistente personale, che è un altro lavoro e non dovuto. Dovevo comprarle trucchi o pantaloni. Lei ha una casa a Roma, quando rimaneva sfitta io portavo pure gente a vedere l'appartamento o chiamavo le agenzie immobiliari".
E dopo aver letto le accuse di due donne che con la ex presidente della Camera hanno lavorato si è fatta avanti la stessa Boldrini, respingendo ogni accusa. ''Da anni sono oggetto di campagne d'odio. Lilia ha regolarmente ricevuto il trattamento di fine rapporto. Restano da saldare gli scatti di anzianità maturati''. Laura Boldrini smentisce, in un'intervista a Repubblica, l'accusa di non aver versato la liquidazione alla ex colf, che, precisa, era "ovviamente messa in regola, e quindi bisognava fare gli ultimi conteggi per chiudere il rapporto di lavoro. I calcoli per gli scatti di anzianità si sono rivelati complicatissimi''. Dalla notizia sul Fatto ai giornali di destra che titolano 'La Boldrini non versa la liquidazione alla colf'.
"Questi giornali - afferma l'ex presidente della Camera - mi definiscono 'aguzzina', 'padrona', 'maschilista'. È macchina del fango. Alla Camera anche alcune colleghe di destra mi hanno espresso solidarietà''. La Boldrini parla anche della sua ex collaboratrice parlamentare, che si sarebbe licenziata per averle negato lo smart working: ''Aveva un contratto part time - spiega - Rimaneva a Roma tre giorni. Ha lavorato benissimo, facendo tanti sacrifici, perché con lo stipendio da 1300-1400 euro doveva coprire anche le spese. Poi è arrivato il Covid e da febbraio a maggio ha lavorato da casa, perché eravamo in zona rossa. Poi mi ha chiesto che voleva lavorare ancora da casa, perché era insorto un problema con il figlio. Le ho fatto presente che sarebbe stato complicato vista la complessità del lavoro da svolgere. Il mio ufficio ha ritmi serrati, avevo bisogno che fosse presente a Roma almeno alcuni giorni. Roberta ha capito. Abbiamo deciso di dividere le nostre strade. Ci siamo salutate con un abbraccio commosso''. ''Sono colpita e dispiaciuta dal suo risentimento'', conclude la Boldrini, spiegando che le richieste fatte a Roberta di andare in farmacia e di ritirare le giacche dal sarto o di prenotarle il parrucchiere ''erano nei patti. Sapeva che avevo anche delle esigenze personali. Gestiva la mia agenda e riusciva così a incastrare questi impegni con quelli pubblici. Tutte le persone che hanno agende complesse dispongono di persone di fiducia per simili incombenze. Un uomo può chiedere aiuto alla compagna, una donna sola no''