Imprese precarie. Le attività in risalita ma restano le ombre e le preoccupazioni

Pubblicati i dati da luglio a settembre 2023 della Camera di commercio. Saldo iscrizioni positivo, seppur con il nodo delle cessazioni d’ufficio. C’è un tentativo di ripartire, tuttavia le cifre del 2022 sono lontane.

Imprese precarie. Le attività in risalita ma restano le ombre e le preoccupazioni
Imprese precarie. Le attività in risalita ma restano le ombre e le preoccupazioni

Dopo l’estate l’economia pistoiese, in termini di iscrizioni di aziende presso la Camera di Commercio Pistoia e Prato, sembra essere tornata a camminare leggermente e riacquistare un segno positivo, ma ancora abbastanza distante rispetto a quanto fatto vedere nel 2022.

A certificare la tendenza è la pubblicazione, da parte dell’ente camerale, dei dati relativi ad aperture e cessazioni di ditte in provincia, a dimostrazione di quanto sia evidente il contraccolpo post-pandemico per alcuni settori mentre altri stanno cercando di tornare alla normalità, aspetto comunque tutt’altro che facile.

Il report del terzo trimestre 2023, quindi con periodo d’esame dal primo luglio al 30 settembre scorsi, parla di 27.138 aziende attive in provincia con 365 nuove iscrizioni a fronte di 250 cessazioni. Il saldo sarebbe positivo, appunto, ma a questo quadro vanno aggiunte anche 392 cessazioni cosiddette d’ufficio. In altre parole, il dato si riferisce a tutte quelle aziende che, per i più svariati motivi, non portano più avanti la propria attività senza, però, aver comunicato l’avvenuto stop alla stessa Camera di Commercio.

Entrando nel dettaglio, 2914 aziende sono relative ad agricoltura e allevamento: di queste, ben 2.403 sono ditte individuali. Si viaggia, invece, oltre quota tremila per quanto concerne il manifatturiero con la locomotiva che, nonostante svariati anni di crisi e difficoltà con influenze dalla vicina Prato, continua a rimanere l’industria tessile (540 attività, di cui la metà individuali) davanti alla fabbricazione di prodotti di metallo (459) e abbigliamento (409).

Gli altri due capitoli particolarmente ’pesanti’ sono quelli dell’edilizia con poco più di 4500 aziende attive, frutto nel trimestre di 52 nuove iscrizioni e 77 cessazioni, nonché oltre 6500 ditte per quel che riguarda il mondo del commercio all’ingrosso e al dettaglio con quest’ultima voce che supera la prima ma con un bilancio abbastanza negativo.

Come detto, però, queste cifre vogliono provare a rimettere in sesto un periodo tutt’altro che positivo per l’economia nostrana, con le ripercussioni che sono arrivate dappertutto: occupazione, cassa integrazione, giovani e donne senza lavoro, salari che non ci sono ed economia che si contrae.

Rispetto allo stesso periodo del 2022, per esempio, ci sono oltre 300 aziende attive in meno (27.138 del 2023 contro le 27.436 al 30 settembre dell’anno precedente) quando le iscrizioni superavano addirittura le cessazioni.

Nel confronto col secondo semestre dell’anno appena terminato, invece, il bilancio tornerebbe (il condizionale è d’obbligo, visto il ’rebus’ delle cessazioni d’ufficio) ad essere leggermente positivo visto che a fine giugno ci si era attestati con 27.067 aziende operative e ancora un vantaggio in termini di nuove iscrizioni (415) sulle chiusure (334).

Infine, però, se si va a confrontare quelli che erano i valori al termine del 2022, si vede che il divario resta netto visto che si parlava di 27.394 ditte operative con 2968 cessazioni complessive nel 2022 e, di queste, 1.313 d’ufficio ovvero il doppio del solo terzo trimestre 2023 e con dati ben superiori sia per edilizia che commercio.

Vedremo se questo tipo di tendenza si confermerà anche per gli ultimi tre mesi del 2023 facendo, pertanto, registrare un saldo negativo nell’arco dell’intero anno.

Saverio Melegari