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15 mag 2022

D’Angelo, il re della classifica Ogni punto costa solo 134 mila euro

Anche nel rapporto fra lunghezze conquistate e ingaggi pagati, il Pisa vale il podio della cadetteria. Il Benevento ha speso il doppio, malissimo il Parma. Conti salati anche per Crotone e Monza

michele bufalino
Sport

di Michele Bufalino

L’indice più importante per capire l’efficienza di una squadra e, soprattutto, il lavoro del proprio allenatore col capitale umano a sua disposizione, è il rapporto tra i punti ottenuti sul campo, la posizione di classifica e i milioni spesi. In questo il Pisa di Luca D’Angelo non ha praticamente rivali in campionato. Nonostante gli investimenti dell’ultimo anno e l’aumento degli ingaggi, che è passato dai 7,5 milioni di euro della stagione 202021 ai 9 milioni circa della stagione attuale, il Pisa non è la società che spende di più in stipendi ed emolumenti fissi o variabili, tra le società cadette, ma anzi si trova addirittura al dodicesimo posto nel campionato attuale. A questo bisogna unire i 67 punti ottenuti sul campo dalla squadra di Luca D’Angelo e, unendo le due cose, col terzo posto in classifica, si scopre che i nerazzurri hanno speso, di fatto, 134 mila euro per ogni punto conquistato. Questo rende di fatto non solo la società nerazzurra tra le più virtuose nel rapporto qualità-prezzo in base ai risultati ottenuti nel corso di questo campionato, ma anche Luca D’Angelo come l’allenatore che ha valorizzato di più i propri calciatori. Prendiamo ad esempio a confronto il Parma, la cui gestione economica è stata di fatto completamente fallimentare. I ducali hanno ottenuto un misero dodicesimo posto, mentre hanno speso in stipendi più di 3 volte quanto è stato speso dai nerazzurri, con oltre 32 milioni di euro, ma il rapporto sale a quasi a 6 volte rispetto a quanto fatto dal Pisa, con gli oltre 660 mila euro spesi per ogni punto conquistato dai ducali.

Male, anzi, malissimo, il Monza di Berlusconi, che ha speso 21,3 milioni di euro in stipendi, mancando la promozione diretta all’ultima giornata e piazzandosi una posizione dietro ai nerazzurri in classifica, con 334 mila euro per ogni punto conquistato. Perfino il prossimo avversario della squadra di D’Angelo, il Benevento, è tra le squadre che ha speso di più, con 17 milioni di euro in stipendi, che hanno fatto terminare la squadra al settimo posto (271 mila euro per punto). Gli unici ad aver ottenuto risultati tangibili sono Lecce e Cremonese, rispettivamente con 11 e 14 milioni di euro spesi, di fatto comunque più di quanto abbia speso il Pisa, che resta senza dubbio la più virtuosa tra le società di vertice di questo torneo. In particolare il Lecce ha speso esattamente quanto il Brescia. La vera sorpresa di questi playoff è il Perugia che è la seconda formazione ancora in gioco, dopo il Pisa, (6,4 milioni di euro di stipendi) ad aver speso meno e anche il cui rapporto di milioni per punti è meglio ripartito, con 110 mila euro di spesa per punto.

Non sempre però chi ha speso meno o chi si è rapportato meglio rispetto al budget a disposizione, ha ottenuto risultati. Poi c’è il "caso" Cosenza che ha speso 4,5 milioni di euro ottenendo 35 punti e avendo il terzo miglior rapporto qualità prezzo del campionato, ma questo si è tradotto in una retrocessione sul campo.

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