Susanna Ceccardi
Susanna Ceccardi

Cascina (Pisa), 16 giugno 2018 - "Farai la fine di Clara Petacci». Una minaccia – nemmeno troppo velata – di morte con cui il nome della sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi, è stato associato a quello dell’amante di Benito Mussolini, uccisa insieme a lui dai partigiani. Una minaccia che è arrivata per posta ordinaria da Firenze direttamente sulla scrivania dell’amministratrice leghista ieri mattina, dopo essere stata consegnata dal portalettere e protocollata dall’ufficio comunale preposto come la più banale delle missive. Ma di banale in quella busta c’era davvero poco.

Alla citazione storica, infatti, il galantuomo ha aggiunto una lista infinita di offese. Molte delle quali a sfondo sessuale, dedicate alla vita privata della stessa destinataria, altre alla sfera politica. «Sei una fascista issis]». E giù improperi di ogni genere, che saranno costati pure un certo sforzo creativo all’autore che ha pensato bene di celarsi dietro all’anonimato. Il testo – scritto tra l’altro a penna con una calligrafia incerta – si è chiuso con una firma tanto «impegnativa» quanto inquietante: “Gruppo armato anti-fascista”.

Una dicitura davanti alla quale però la diretta interessata non sembra aver battuto ciglio. «Non c’è nessun gruppo – commenta Ceccardi –. Si tratta del gesto isolato di un cretino, a cui non intendo dare peso. Questo è il metodo dei falliti, dei perdenti e dei frustrati che non hanno il coraggio di manifestare le proprie idee. Io continuo per la mia strada, ancora più forte adesso che anche su Pisa abbiamo dimostrato di essere una squadra coesa e solida».

Sarà proprio questa ad aver fatto paura? Chiosa qualcuno commentando i risultati delle recenti votazioni. Fatto sta che la sindaca leghista trova facilmente «consolazione» anche sulla piazza virtuale. «Attraverso i tantissimi cittadini che ogni giorno mi dimostrano la loro vicinanza con centinaia di messaggi che quasi nemmeno riesco a leggere», dice con una punta d’orgoglio. Messaggi di supporto dinanzi ai quali una simile lettera – sebbene minacciosa – sembra addirittura scomparire. Ciononostante l’episodio è stato denunciato ai carabinieri che stanno lavorando di concerto con la Digos per risalire all’autore del gesto.

«Non mi lascerò intimorire e non cambierò nessuna delle mie abitudini quotidiane», rassicura la sindaca. Sebbene quella fatta recapitare ieri sia già la seconda missiva minatoria: è di novembre, infatti, la busta corredata dalla cartuccia di un fucile da caccia. Un «regalo» sul quale è stata aperta un’indagine che ha portato all’interrogatorio di un pensionato. La lista si allunga quindi, considerando anche il messaggio spedita al neo deputato Edoardo Ziello, a fine maggio, da un fantomatico islamico che si è detto pronto a far «penzolare le teste degli infedeli dalla moschea».

LA SOLIDARIETA' DI ROSSI - Piena solidarietà da parte del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, alla Ceccardi. "Un brutto episodio - dichiara Rossi - che va condannato duramente, come sempre. È noto che il sindaco di Cascina e io abbiamo posizioni diverse, ma questo non impedisce di battersi con forza, come faremo, perché il sindaco Ceccardi possa esprimere liberamente e senza rischi la sue idee, così come deve essere diritto sacrosanto di tutti in questo Paese. Torno a ricordare, come ho fatto altre volte - prosegue Rossi - che la violenza, verbale o fisica che sia, non è mai espressione di libertà, né che, analogamente, la libertà di espressione consista solo nel difendere chi la pensa come te. L'odio non è un'opinione ma è solo odio, che alimenta un clima che tutti dobbiamo combattere con il rispetto della legalità, della Costituzione e della democrazia".

Elisa Capobianco