Quando la moda è rivoluzione. Rodrigo Basilicati Cardin a Pisa: "Da 70 anni cambiamo il mondo"

Il direttore artistico della maison a Palazzo Lanfranchi: "I nostri abiti veicolano contenuti non stereotipi". Ospite del "Marzo delle donne". Porcaro: "Raccontiamo l’identità femminile nella società che si trasforma".

Quando la moda è rivoluzione. Rodrigo Basilicati Cardin a Pisa: "Da 70 anni cambiamo il mondo"

Quando la moda è rivoluzione.

di Gabriele Masiero

"La moda è comunicazione visuale, messaggio e soprattutto stile. Noi lo facciamo da settant’anni mettendo la donna al centro perché come diceva ol mio prozio Pierre Cardin, la donna è lo champagne e i suoi vestiti il calice. Noi veicoliamo contenuti più che stereotipi". Parola di Rodrigo Basilicati Cardin, direttore artistico della maison Cardin, che ieri a Pisa, ha partecipato all’iniziativa "Stilisti rivoluzionari che hanno emancipato le donne" l’evento voluto dal Comune all’interno del cartellone "Marzo delle donne", Basilicati Cardin ha portato con sé gli abiti dell’ultima sfilata di alta moda a Parigi e ripercorso il talento del prozio e il genio italiano che ha conquistato Parigi e il mondo e che, ha assicurato il direttore artistico della maison, "ancora oggi è capace di essere rivoluzionario settant’anni dopo: noi proviamo a essere alla sua altezza"."Ho scelto di parlare di questi temi - ha aggiunto l’assessore alle pari opportunità Gabriella Porcaro - parlando degli stilisti che hanno reinterpretato certi capi di abbigliamento, nei loro significati simbolici, accompagnando la donna mentre si apre nuove strade nel mondo affermando la propria identità". Prima del convegno la modella Eva Pepe (scuola danza Ghezzi) ha effettuato shooting fotografico indossando abiti Cardin nei luoghi più iconici di Pisa.

Basilicati Cardin lei ha definito la moda comunicazione e messaggio: è ancora così?

"Gli abiti che portiamo in passerella hanno il compito di raccontare uno stile e ‘disegnare’ il modo di essere e il carattere di chi li indossa. Per noi è sempre stato così e infatti il mio prozio era cercato dalle mannequin per potere essere parte di quel progetto di emancipazione che nei decenni ha incarnato il cambiamento e la trasformazione del costume".

Quando parla di messaggio non si riferisce al prodotto, vero?

"No mi riferisco al costume, allo storytelling, alla comunicazione visuale che guarda al tempo e alle persone. Non è un caso che il nostro manteaux rouge sia ancora oggi una straordinaria icona di stile che ha resistito al tempo e che sa vestire e valorizzare le donne anche di taglie diverse. A noi interessa il contenuto più che l’abito".

Già, la moda è anche taglie e spesso questo aspetto ha scatenato polemiche furiose sull’eccessiva magrezza delle modelle. Che ne pensa?

"Che abbiamo un grande ruolo pedagogico quando creiamo le nostre collezioni e che dobbiamo provare tutti insieme a trasmettere un messaggio chiaro: la donna è un bene prezioso che si rispetta perché è il contenuto degli abiti che indossa e che quindi non deve essere ridotto solo alla taglia 40 o 38. Ma con noi, e parlo di Cardin per guardare a casa nostra, sfilano anche le taglie 42 e i nostri abiti non sono fascianti ma valorizzano chi li indossa non solo a 17, 18 o 20 anni ma anche più in là con l’età. Noi abbiamo in testa una moda che sia democratica".

In che senso?

"Che non sia concepita per la sfilata ma per persone che possano indossare quegli abiti più di qualche volta e non a caso sto lavorando a un progetto di un nuovo atelier a Parigi che torni al pret a porter, reinterpretando in forma moderna quella che è stata una rivoluzione di mio zio: una moda per un mercato più vasto e non solo l’alta moda fatta di grandi abiti-gioiellò è sostanzialmente inarrivabili per la stragrande maggioranza delle persone".

Torniamo all’inizio: lo stile è al centro del villaggio.

"Lo stile è la cifra di un creativo. Un valore pedagogico irrinunciabile".