Pistoia, 21 luglio 2021 - È un mercoledì caldissimo di mezza estate, l’intervista è iniziata da appena tre minuti, alla festa regionale a Santomato, Pistoia, e il segretario del Pd Enrico Letta batte subito cassa. Lancia le “Agorà democratiche”, una forma di “democrazia partecipativa, non diretta”, perché “la democrazia diretta ha fallito” e dice che per diventare cittadino delle agorà ci vuole almeno un euro. Tipo un fiorino di “Non ci resta che piangere”.

“La nostra democrazia è malata. In 10 anni ci sono stati 7 governi. Negli ultimi tre anni ci sono stati tre governi”, scandisce l’ex cervello in fuga a Parigi, guardando Eugenio Giani, Antonio Mazzeo e Simona Bonafè che sono venuti ad ascoltarlo. E come si guarisce la democrazia? Con le Agorà democratiche naturalmente.

“Potete iscrivervi, lasciare le vostre generalità, sottoscrivere il manifesto con i valori che ha scritto la nostra fondazione guidata da Gianni Cuperlo. Dovete versare almeno un euro, come alle primarie, perché questo è un esercizio che costa”.

Un iscritto alle Agorà può fare molte cose, garantisce Letta, guardando la platea, dove i giovani scarseggiano e quando chiede chi conosceva Zoom prima della pandemia alzano le mani in 5 contati: “Organizzare lui una agorà, partecipare alle agorà di un altro, supportare con il suo consenso i risultati delle agorà”.

In questo modo, è sicuro Letta, “nascerà il partito dell’intelligenza collettiva. L’alternativa è il partito del capo alla Salvini, alla Meloni, alla Berlusconi”. Insomma, dice Letta, “discutiamo di come inserire il web nel nostro partito. Il web è positivo per tanti versi, l’autunno sarà pieno d’idee che verranno postate sulla piattaforma digitale. Le prime cento idee della piattaforma le faremo nostre e le metteremo nel programma, ne faremo dei disegni di legge, dei progetti di legge. Saranno delle primarie del programma”. Il Pd finalmente ha scoperto Internet, benvenuto: è nata la Centology di Enrico Letta.

L’intervistatore, Vladimiro Frulletti, arrivato in sostituzione di Daniela Preziosi di Domani bloccata in autostrada per un camion che si è ribaltato, prova a riportarlo sulle questioni concrete. Uno qualunque, toh, il lavoro: il caso Gkn ancora è caldissimo.

Letta smette i panni del venditore di enciclopedie digitali e dice: “Sono stato a Monza a incontrare i lavoratori della Gianetti ruote, una azienda che non aveva problemi, ma improvvisamente il fondo tedesco ha messo una croce sopra e non c’è nemmeno un interlocutore con cui parlare di questa vicenda, esattamente come a Campi Bisenzio e a Fabriano. Il fondo ha deciso di portare tutto in Polonia, con l’idea di ripulire tutto, vendere e chiudere. Ha ragione Orlando nel porre una questione, che dobbiamo porre al governo”.

I fondi del Pnrr, dice Letta, devono servire per aiutare “l’occupazione e in particolare l’occupazione femminile e giovanile, fondamentale per rovesciare una dinamica che vede il nostro paese all’ultimo posto”.

Il paese arranca sul lavoro, il Pd, tuttavia, primeggia in qualcosa, dice l’ex presidente del Consiglio: “Siamo il primo partito nelle ztl e il primo partito nei comuni sotto i 5 mila abitanti. Ci perdiamo l’Italia media. Non è un caso che abbiamo perso Siena, Pisa, Pistoia. Ai Parioli votano tutti Pd”.

Ecco, a Siena per l’appunto Letta è candidato. Nel 2018 finì 36 per cento a 32, vinse Pier Carlo Padoan contro il leghista Claudio Borghi (il M5s era al 22, la novità quest’anno è che c’è Italia viva che potrebbe mettere in difficoltà Letta): “Per me sarà una bella sfida, non è possibile che Siena sia governata come è governata oggi. Vale anche per Pisa, eh. È un collegio dove ci sono città straordinarie che sono la nostra storia”.

Una storia che però, dice Letta, “è finita in mano alla destra populista”. “Dobbiamo recuperare la connessione sentimentale con il paese. Gli elettori hanno pensato che eravamo il partito del potere. Dobbiamo toglierci questa idea dalla testa e toglierla dalla testa degli italiani. Dobbiamo essere il partito del paese”. Grazie alle agorà democratiche?