L'attacco di Renzi al Pd

Il leader di Italia Viva contro la scelta di non fare le primarie a Firenze

Pecore elettriche
Pecore elettriche

Firenze, 6 dicembre 2023 – Il via libera a Sara Funaro, assessora al Welfare e candidata del Pd (senza primarie) alle elezioni amministrative fiorentine del 2024, pare aver intanto sbloccato le (in)decisioni di Italia Viva, che sabato prossimo annuncerà la candidatura di Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione.

Una scelta che non passerà inosservata, anzitutto agli occhi del presidente della Regione Eugenio Giani. Pd e Iv governano insieme, per ora, a Firenze e in Toscana, ma la rottura in vista dei prossimi appuntamenti elettorali è totale. Difficilmente, quindi, Saccardi potrà restare al suo posto. Giani lo sta spiegando da settimane ai suoi interlocutori. “A Firenze il PD rinnega le primarie. E sceglie la candidatura alleandosi con la sinistra radicale: sarà interessante leggere il programma sull’aeroporto, sullo stadio, sui servizi pubblici. Sabato racconteremo con Stefania Saccardi perché noi la pensiamo in un altro modo. Ma proprio in un altro modo”, ha scritto Matteo Renzi su X, l’ex Twitter. Non è chiaro ancora quanto valga Saccardi - c’è chi dice il 15 per cento ma potrebbe essere una ipotesi molto generosa -, senz’altro la futura candidata ha un rapporto con l’elettorato migliore rispetto a quello di Renzi, la cui impopolarità è ormai radicata anche in Toscana.

Nella pars destruens, tuttavia, l’ex presidente del Consiglio - che ha un obiettivo principale: far perdere Dario Nardella più che il PD - mostra ancora una certa abilità. Basta leggere l’editoriale del Riformista di oggi: “Di Firenze vorrei quasi non parlare. La città che ha prodotto il cambiamento della rottamazione e della parità di genere (non a caso qui il centrosinistra ha tre candidate, tutte donne: Sara Funaro, Cecilia Del Re, Stefania Saccardi, segno che quando si investe sul protagonismo femminile, la generazione successiva raccoglie i frutti dell’idealismo di chi l’ha preceduta) ha scelto di rifiutare le primarie per blindare la candidata imposta dal sindaco uscente. Quando i leader hanno coraggio, fanno le primarie. Quando i leader non hanno coraggio, non solo non fanno le primarie, ma in verità non sono neppure leader. E gli accordicchi di queste ore lo dimostrano. Ma se il Pd persino sulle primarie ritorna a fare la ditta, i sedicenti riformisti che ci stanno a fare?”.

L’appello agli ex compagni di viaggio del Pd - i “sedicenti riformisti” - potrebbe tuttavia non trovare risposta. Chi voleva lasciare il Pd, in polemica con la linea schleiniana (traduzioni locali e localiste comprese), lo ha probabilmente già fatto. Anche tra gli elettori.