Pecore elettriche
Pecore elettriche

Firenze, 17 ottobre 2021 - Sally Rooney è una scrittrice di successo (“Parlarne tra amici”, “Persone normali”, quest’ultima è diventata anche una serie tv), ha trent’anni, è irlandese, si definisce una marxista ed è antisionista. Il suo nuovo libro è uscito da poco (“Beautiful world, where are you”) e Rooney ha deciso di non permettere alle case editrici israeliane di pubblicarlo.

L’autrice ha spiegato che con questo gesto intende sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions, una campagna di boicottaggio di Israele che va avanti in tutto il mondo). Per questo ha detto no alla casa editrice Modan, che aveva già tradotto e pubblicato le sue opere precedenti: “Semplicemente - ha spiegato - non credo che sarebbe giusto per me, nelle attuali circostanze, accettare un nuovo contratto con una società israeliana che sceglie di non distanziarsi pubblicamente dall’apartheid e di non rispettare i diritti dei palestinesi”.

In che modo negare ai lettori israeliani la traduzione di un libro gioverebbe alla causa palestinese? Non è chiaro. A voler essere coerenti, peraltro, c’è da supporre che Rooney allarghi non poco la sua campagna di boicottaggio, come notava Julie Burchill sul settimanale The Spectator: “Spero che miss Rooney rinuncerà all’enorme mercato cinese, rifiutando di essere tradotta da un regime che sterilizza e schiavizza le sue minoranze; e che allo stesso modo boicotterà una traduzione in Arabo, considerando quante nazioni Arabe trattano le donne come un incrocio fra un bambino e un oggetto e quante si divertono a mandare a morte gli omosessuali”. Magari lo farà davvero, Rooney, e finalmente ci darà il brivido di una coraggiosa posizione politica. Il resto lo abbiamo sentito tante volte. 

Essere antisionisti per una parte della sinistra è un riflesso pavloviano. Talvolta l’antisionismo diventa una posizione di comodo per celare un neanche troppo velato antisemitismo. In Italia abbiamo avuto parecchi cattivi maestri, tra i quali anche i Cinque stelle. Prendiamo il caso Torino. Nel 2019 l’allora capogruppo in Consiglio comunale Valentina Sganga, recentemente candidata sindaco a Torino (è arrivata terza), ha attaccato Israele cogliendo come occasione, o meglio come scusa, la firma da parte del comune di Torino guidato da Chiara Appendino di un protocollo d’intesa fra Torino City Lab e Israel Innovation Authority, istituto governativo che promuove ricerca e sviluppo per conto di uno stato che, secondo il Global Competitiveness Report del World Economic Forum 2016-2017, è il secondo più innovativo al mondo. “La Città di Torino”, disse Sganga, “si oppone a qualsiasi forma di oppressione del popolo palestinese e anche l’accordo di oggi è occasione per sottolineare la nostra contrarietà alla guerra che Israele fa contro la popolazione, guerra in cui sempre più la tecnologia è messa al servizio dei sistemi di sorveglianza e oppressione di Israele sui palestinesi”. Sally Rooney è pronta per iscriversi ai Cinque stelle. 

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