Vegliata mentre agonizzava. Ferite da rasoio anche sull’uomo. Ha guardato la moglie morire

Trovate tracce di eroina nella stanza dell’orrore della locanda di Mattarana in Val di Vara. Un primo tentativo di suicidio della coppia il 3 dicembre. Indagini sugli spostamenti in Lunigiana.

Vegliata mentre agonizzava. Ferite da rasoio anche sull’uomo. Ha guardato la moglie morire
Vegliata mentre agonizzava. Ferite da rasoio anche sull’uomo. Ha guardato la moglie morire

C’è un particolare agghiacciante che emerge dalla confessione di Alfredo Zenucchi, l’edicolante di 57 anni originario di Bergamo, che in un delirante proposito di omicidio-suicidio, poi non riuscito, ha ucciso la moglie Rossella Comotti di 53.

La donna sarebbe morta addirittura la sera del 6 dicembre nella camera dell’antica Locanda Luigina a Mattarana, dove la coppia si trovava dal 1° dicembre. Il marito, quindi, l’avrebbe vegliata 36 ore prima di lasciare l’albergo la mattina dell’8 dicembre, dopo aver fatto colazione come se niente fosse. La moglie non era più uscita dalla camera, aveva detto di avere la febbre.

L’allarme al 112 è scattato solo alle 8,53 una volta trovato il corpo senza vita con le ferite alla gola e ai polsi da un’addetto alle pulizie. E non sarebbe stato quello l’unico tentativo di suicidio. E’ un dato di fatto che anche il marito presentava due ferite da taglio al collo e altre ai polsi. Ha detto al pubblico ministero Elisa Loris, che dirige le indagini con la supervisione del procuratore capo Antonio Patrono, e ai carabinieri del nucleo investigativo diretti dal maggiore Marco Di Iesu, che ci sarebbero stati altri due tentati suicidi. Il primo con delle lamette addirittura a Bonemerse, dove la coppia gestiva l’edicola. Il secondo domenica scorsa, 3 dicembre, nella stanza di Mattarana. Avrebbero usato il rasoio a mano di Rossella che aveva portato con sé gli attrezzi da parrucchiera, e anche delle forbici aperte per ottenere due ’pugnali’. Ma anche quel tentativo non ha avuto esito. Non è tutto: Alfredo avrebbe proposto alla moglie di togliersi la vita insieme gettandosi con l’auto da una rupe in Val di Vara, ma lei non ha voluto. Procura e carabinieri sono comunque orientati a credere alla versione dell’omicidio-suicidio di Alfredo Zenucchi, ascoltato per quattro ore alla presenza dell’avvocato difensore Alberto Rimmaudo del foro di Massa.

Nella stanza posta sotto sequestro è stata infatti rinvenuta una lettera di quattro righe, scritta presumibilmente da Rossella e firmata anche da Alfredo. Non c’è alcun riferimento al movente che secondo il marito non sarebbe stato quello economico.

"Il nostro amore sarà eterno", "non potete capire" e "non vogliamo clamore" sono alcune delle frasi contenute nella lettera. La coppia sarebbe partita per la Liguria con 700-800 euro. L’edicola non andava bene, ma di questi tempi sarebbe una tendenza generale, però non avevano debiti. La procura disporrà la perizia calligrafica per stabilire che la lettera sia stata scritta veramente da Rossella.

Il pm Loris ha disposto l’autopsia che sarà effettuata martedì dall’anatomopatologa Susanna Gamba. Servirà a chiarire anche un altro dubbio. Nella camera d’albergo i carabinieri hanno trovato anche delle siringhe e alcune dosi di eroina. Alfredo ha ammesso di fare uso di droga e, a suo dire, lo avrebbe fatto anche Rossella.

Ci sono anche lati oscuri su dove volesse dirigersi Zenucchi con l’auto dopo aver lasciato l’albergo di Mattarana. Le telecamere hanno individuato la C3 bianca sull’Aurelia in Val di Vara, poi alla Spezia al Felettino alle 8.51. A quell’ora però l’allarme non era ancora scattato e il percorso è stato ricostruito a posteriori. Ma ci sono cinque ore prima che venisse fermato a Terrarossa. Avrebbe vagato senza meta con l’obiettivo di uccidersi. "Si stava dirigendo verso Villafranca per andare a suicidarsi – ha detto l’avvocato Rimmaudo – aveva individuato un rettilineo per prendere velocità e andare a schiantarsi con l’auto". Alfredo Zenucchi è nel carcere di Massa, piantonato per evitare che possa togliersi la vita. Domani l’udienza di convalida del fermo davanti al gip.

Massimo Benedetti