Sit in davanti alla sede FdI. A processo sette persone

Sono accusati di ’manifestazione non prevista’ avvenuta nel luglio 2023 "Protestavano contro il taglio ai fondi per le famiglie delle vittime sul lavoro".

Sit in davanti alla sede FdI. A processo sette persone

Sit in davanti alla sede FdI. A processo sette persone

Si è aperto il processo che vede alla sbarra 7 persone per manifestazione non preavvisata. I fatti risalgono a un anno fa, quando 7 persone avrebbero preso parte ad un presidio promosso dal sindacato Unione sindacale di base (Usb) di fronte alla ex sede di Fratelli d’Italia, in piazza Aranci, prima che il partito della premier Meloni si spostasse davanti al Comune. La mobilitazione venne indetta per protestare "contro la decisione del Governo Meloni – dichiarano i Carc in solidarietà agli imputati – di dimezzare il fondo di risarcimento previsto per le famiglie delle vittime degli incidenti sul lavoro. Il vergognoso provvedimento venne poi frettolosamente ritirato a seguito delle numerose proteste e mobilitazioni che si svilupparono in tutta Italia".

Il dibattimento si è aperto ieri pomeriggio intorno alle 15, davanti al giudice Fabrizio Garofalo e al pubblico ministero Marco Rappelli. Nella prima udienza sono stati ascoltati i testimoni dell’accusa, ovvero gli agenti di polizia che fecero i video che poi provocarono la denuncia. Tra le varie persone finite a processo, oltre che Marco Lenzoni, delegato alla sanità, anche Mario Biagi, Elia Buffa, responsabile provinciale Usb, Simone Marchini e Dario Buffa. Le parti si incontreranno nuovamente il prossimo 22 ottobre, dove sarà la volta della difesa dei 7 imputati scardinare l’accusa della Procura. A difenderli c’è il legale Fabio Sommovigo del foro di Massa. Poco prima dell’udienza Lenzoni ha rilasciato una dichiarazione: "Un processo che a mio avviso, ma anche della Costituzione, non ha senso di esistere. Noi come lavoratori e sindacato abbiamo organizzato un sit in comunicato agli organi competenti contro una legge che il governo stava per proclamare. Dal punto di vista costituzionale, crediamo che come sindacato sia doveroso opporti a queste leggi, che crediamo non costituzionali. Questi signori vogliono riportarci all’800. Non fermeremo certo la nostra attività. siamo in campo contro questa strage di lavoratori. Lottiamo perché venga riconosciuto il reato di omicidio sul lavoro. Non deve più essere messa al primo posto la logica del profitto, la sicurezza dei lavoratori viene prima di tutto. Inutile parlare della sicurezza, senza il diritto al lavoro. Morti che succedono a causa di costrizioni alle quali devono sottostare i lavoratori".