‘Fabbrica’ di alluvioni. Legambiente in Procura. Esposto contro le cave: "Nessuna prevenzione"

L’associazione chiede alla magistratura di verificare la responsabilità del Comune e delle imprese in caso di pioggia e allagamenti "Sono passati 20 anni ma al monte non è cambiato niente".

‘Fabbrica’ di alluvioni. Legambiente in Procura. Esposto contro le cave: "Nessuna prevenzione"
‘Fabbrica’ di alluvioni. Legambiente in Procura. Esposto contro le cave: "Nessuna prevenzione"

Le cave fabbrica di alluvioni. Così Legambiente intitola un esposto presentato in Procura contro la devastazione delle Alpi Apuane e a tutela del sistema idrogeologico. "Sono passati 20 anni dall’alluvione del 2003 e nonostante altre tre alluvioni di richiamo (due nel novembre 2012 e l’ultima il 5 novembre 2014) – sembra proprio che le cave e la politica locale non abbiano ancora capito la lezione e che si stiano attivamente adoperando per preparare le condizioni per la prossima alluvione. Gli allarmi e i suggerimenti proposti da Legambiente sono rimasti a Carrara inascoltati". Per questo motivo l’associazione ha presentato alla Procura un esposto nel quale segnala una serie di fatti, azioni e omissioni che incrementano la probabilità del verificarsi di alluvioni. "La richiesta alla magistratura – scrivono da Legambiente – è quella di valutare se vi ravvisi profili d’illiceità penale e, nel caso, di individuare i soggetti responsabili e procedere nei loro confronti".

L’attenzione della Procura viene richiamata sui alcuni elementi: "Sul fatto che già la perizia dei consulenti della Procura sulle cause antropiche dell’alluvione del 2003 aveva individuato il ruolo determinante svolto dalla cattiva gestione dei detriti delle cave, in particolare perché l’elevato contenuto in terre dei ravaneti ne induceva la franosità, con conseguente esondazione per l’intasamento con detriti degli alvei sottostanti. Ciononostante, da allora i ravaneti sono ancor più ricchi di terre: dunque la situazione è peggiorata. Anche lo studio idraulico dell’Università di Genova (relazione Seminara, 2016) nel confermare il rischio alluvionale indotto dai ravaneti, ha raccomandato la rimozione delle terre, avvertendo che avrebbero compromesso ogni efficacia degli interventi idraulici per la messa in sicurezza del Carrione. Anche questa raccomandazione è stata ignorata con una conduzione dei ravaneti che, impoverendoli di scaglie e arricchendoli di terre, induce l’accentuazione dei picchi di piena. In sintesi: non solo le cave di marmo accrescono il rischio alluvionale, ma lo stesso Comune, con le sue azioni e omissioni nel disciplinare le attività estrattive, si comporta come una “fabbrica di alluvioni”: gestisce cioè il bacino montano come se ignorasse che in tal modo si accresce il rischio alluvionale o ritenesse che, comunque, ciò non sia materia di sua competenza".

"Né i Pabe (Piani Attuativi di bacino estrattivo) né il regolamento agri marmiferi hanno disciplinato le attività estrattive introducendo accorgimenti finalizzati a ridurre il rischio di alluvioni: non si prevedono né la conversione degli attuali ravaneti in ravaneti spugna, né lo svuotamento delle cave dismesse e la loro conversione in bacini di laminazione delle piene. Al contrario, procedendo nella sdemanializzazione dei fossi sepolti dai detriti di cava, si rinuncia non solo al demanio idrico ma anche alla sua funzione di “prevenire e mitigare i fenomeni alluvionali”. Insomma, sebbene il riscaldamento globale imponga misure urgenti di contrasto, la gestione del bacino montano a Carrara procede noncurante, creando di fatto le condizioni che possono favorire nuove alluvioni. D’altronde, nonostante le quattro recenti alluvioni subite, nessun ufficio del Comune è preposto alla loro prevenzione".

Sebbene l’intento dell’esposto di Legambiente sia di carattere preventivo (volto cioè a evitare una nuova alluvione o, almeno, a contenerne i danni), i fattori citati hanno già prodotto un aggravamento del rischio alluvioni (anche se i suoi effetti si manifesteranno con le prossime alluvioni).

Legambiente si augura che "la politica e l’amministrazione comunale non attendano passivamente l’esito dell’esposto, ma assumano finalmente la prevenzione delle alluvioni come una loro assoluta priorità".