Cave di marmo
Cave di marmo

Massa, 4 aprile 2019 - Quatto  milioni di metri cubi di marmo da scavare nei bacini estrattivi di Massa per i prossimi 20 anni. Per l’esattezza fino al 2038. In termini di peso, circa 13 milioni di tonnellate di Apuane destinate ad andarsene. Per sempre. Numeri da distribuire con i ‘bilancini’ chiamati Piani attuativi dei bacini estrattivi (Pabe) che riguardano 9 zone. Una sorta di regolamento urbanistico declinato in chiave cave e lapideo. Certo, se ci si fermasse qui qualcuno potrebbe già iniziare a scaldare i motori di ruspe e camion per portarsi via un pezzo di monte. Ma i Pabe dovrebbero avere prima di tutto un’altra funzione che è tutelare l’ambiente e definire come, dove e quanto andare a scavare.

Estrarre marmo senza impattare in maniera indiscriminata sulla natura e sul paesaggio. Il procedimento di adozione dei Pabe spetta al Comune di Massa ed è stato avviato con una scadenza che costringe a lavorare contro il tempo: tutto deve essere pronto entro il 5 giugno. E’ quasi impossibile ma la mancata adozione entro tale data non comporterà gravi conseguenze per le cave ora attive: le poche con le autorizzazioni in scadenza potrebbero essere costrette a bloccare i lavori per alcune settimane. Ieri mattina il Comune ha presentato l’avvio della procedura che porterà ai piani attuativi in pochi mesi. Presenti il sindaco Francesco Persiani (che ha tenuto la delega alle cave) e l’assessore Paolo Balloni, delega all’ambiente; il dirigente Fabio Mauro Mercadante, gli architetti Lorenzo Tonarelli e Vinicio Gianfranchi, il geologo Simone Fialdini. A stilare la documentazione dei Pabe sarà un ente terzo, che garantirà imparzialità nella procedura rispetto agli imprenditori, ossia il Centro di geotecnologie dell’Università di Siena, rappresentato dal professore Luigi Carmignani, coordinatore dello staff che segue il Pabe di Massa, con il geologo Vinicio Lorenzoni. E’ Carmignani a dare i numeri dei piani attuativi che hanno «una validità di 10 anni mentre il piano regionale cave dura 20.

La Regione, guardando alle produzioni degli ultimi 5 anni, ha assegnato una quota di escavazione per ciascun comune e a Massa toccano 4,5 milioni di metri cubi nei prossimi 20 anni. Quote da distribuire sui 9 bacini estrattivi di Massa (per un totale di 17 cave attive, a oggi) che ne ha solo uno totalmente industriale, quello di Casette-Gioia, al confine con Carrara. Queste cave nei bacini industriali hanno regole diverse». Non ci sono le tutele dell’area Parco e via dicendo. I Pabe possono prevedere l’apertura di nuove attività ma dai tecnici arrivano anche due rassicurazioni: nei bacini di Brugiana e Carchio a oggi non ci sono cave attive e non ce ne saranno. I Pabe determineranno solo il recupero ambientale di quelle che un tempo erano state aperte e oggi non esistono più.