Le mascherine fornite dalla Regione nelle farmacie
Le mascherine fornite dalla Regione nelle farmacie

Firenze, 25 aprile 2020 - L'ultima delibera della Regione Toscana per l'acquisto di mascherine è la numero 42 che investe cinque milioni e mezzo per 10 milioni di dispositivi di protezione da mettere gratuitamente a disposizione dei cittadini toscani attraverso farmacie e distribuzione dei Comuni (non più punti alle entrate dei supermercati). Fino ad adesso la Regione  ha comprato 28 milioni di mascherine per un investimento che sfiora i 15 milioni. Ma come si è mossa la Toscana in un mercato altamente competitivo in tutto il mondo, che gli addetti ai lavori hanno definito 'impazzito' per concorrenza sleale, colpi bassi, scippi? Un vero e proprio far west a caccia dei Dpi.

La Regione ha rivendicato un distretto creato al volo di made in Tuscany di mascherine ed altri accessori medicali (camici, gambali, visiere) grazie anche a aziende che si sono riconvertite velocemente alla nuova produzione. Più acquisti all'estero tramite fornitori che lavorano nell'importazione. Ma dietro a questi maxi investimenti regionali quali sono state le dinamiche che hanno avuto come punto di riferimento Estar, ente di supporto tecnico amministrativo regionale e nella fattispecie la centrale acquisti della Regione per supportare il servizio sanitario regionale?

Per cercare di capire lo scenario bisogna tener presente che tutti i movimenti (acquisti diretti, subentri da altri enti istituzionali che avevano fatto maxi acquisti come avvenuto in Toscana, ricerche di mercato, ricevimento delle offerte) sono stati svolti in stato di emergenza e con massima urgenza per mettere a disposizione in primis del personale sanitario e successivamente la cittadinanza dei Dpi.  

Il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Paolo Marcheschi ha cercato di approfondire  e di saperne di più. Ha fatto una richiesta di accesso agli atti ad Estar "per conoscere rispettivamente quali siano le aziende produttrici di queste mascherine ed i costi di produzione".

Estar, con la direttrice generale Monica Piovi ha risposto agli interrogativi. E in particolare ha evidenziato che "stante l'urgenza e le ben note difficoltà di reperire mascherine e altri Dpi" si è proceduto "ad acquisti diretti sulle base delle disponibilità dei vari fornitori/produttori". E' stato sottolineato che "tale iniziativa si è resa necessaria a seguito delle gravi difficoltà segnalate dai nostri fornitori titolari di contratti stipulati a seguito di gare ad evidenza pubblica che  hanno comunicato formalmente la loro incapacità  a far fronte al volume degli ordinativi di Estar a causa delle diffusione del contagio da Covid 19 in Cina  dove hanno sede i distretti industriali di produzione di gran parte di tali dispositivi". Piovi conclude annunciando che "nei giorni scorsi Estar ha promosso nuove consultazioni preliminari di mercato con l'obiettivo di coinvolgere nella fornitura il distretto produttivo toscano",

 Restano dubbi, quanto meno nell'attività di indagine di Marcheschi: "Nonostante nella lettera di risposta Estar assicuri massima trasparenza, ad oggi non ci è dato sapere alcuni aspetti significativi:  quante aziende toscane abbiano risposto, quante siano state selezionate e quante rifiutate, quanti dispositivi siano stati richiesti, che tipo di accordo sia stato fatto e a che prezzo, a quali condizioni si è acquistato e quale certificazione era richiesta" sottolinea il consigliere regionale di Fdi.

Tra le aziende che hanno messo a disposizione mascherine ed altri dispositivi medicali ce ne sono quattro della zona in provincia di Firenze tra Lastra a Signa e Cerreto Guidi, e poi altre di Grosseto, di Lucca, di Prato, di Arezzo. Piccole, medie e grandi aziende,  alcune specializzate in attività e produzioni sanitarie altre riconvertite dal pronto moda abbigliamento.  Con loro in regime di urgenza sono stati stipulati contratti "importanti" da Estar per la fornitura di mascherine e altre protezioni anti coronavirus.