Lucca, 2 marzo 2016 - Ragnatele di strade e vicoli che s'intrecciano fino a spalancarsi sulla Valle, offrendo panoramiche mozzafiato. E poi storia, poesia, quel senso di sospeso, là dove il tempo sembra scorrere lentamente, e la cucina, altro segno distintivo per eccellenza. C'è questo e molto di più nei piccoli e suggestivi paesi della Valle del Serchio, ma in particolare ancor di più a Barga, Coreglia Antelminelli e Castiglione Garfagnana, da tempo nel prestigioso ventaglio dei Borghi più belli d'Italia. Qualche centinaia gli abitanti ancora saldamente 'attaccati' al vecchio borgo: 800 quelli di Castiglione (su un totale di 1895), 500 quelli di Barga (sui 10mila totali) e 1080 quelli di Coreglia (4750 il totale). Usati come luoghi di difesa naturali, delle sorti di fortezze incastonate sui monti, i tre comuni vantano una storia spesso appesa tra leggende, ipotesi ancor oggi non ricostruite e mitici passaggi.

BARGA

Battezzata con questo nome forse per Lucio Barcolio, le cui ceneri sarebbero state ritrovate custodite in urne incastonate sui monti, o forse ancora per la presenza 200 anni avanti Cristo delle genti di Bargena, città della Tunisia, Barga porta notizie di sé come feudo della famiglia longobarda dei Rolandinghi nell'ottavo secolo. Arrivato nel 1236, il dominio lucchese portò ad aspri contrasti, culminati nel 1328 con la distruzione da parte dei lucchesi delle mura barghigiane: un modo per 'punire' i locali, ritenuti colpevoli di rifornire i fiorentini di lana, seta e formaggio di pecora. Con la morte di Castruccio Castracani, signore di Lucca, Barga però si sottopone volontariamente alla Repubblica fiorentina, unione che permetterà a Barga di godere di diversi benefici economici. Nel 1436 il Piccinino, al soldo dei Visconti di Milano, mette a ferro e fuoco il paese: a quel punto Firenze manda i rinforzi e con il condottiero Francesco Sforza riesce a liberare Barga. Ma è nel 1859 che si sviluppa con forza il fenomeno dell'emigrazione. 'Colpa' dell'Unità d'Italia che causò una grave rottura nei commerci con i paesi limitrofi, portando il paese a sprofondare in una crisi nera. Numerose ad oggi le tracce fiorentine, che portano il marchio dei Medici o dello stile da loro diffuso, come la Loggia dei Mercanti, o l'Accademia dei Differenti, che costruì l'attuale teatro dei Differenti, mentre numerose sono le opere, terracotte o pale, attribuite alla scuola robbiana. Come dimenticare poi il legame del borgo con il poeta Giovanni Pascoli, che nel 1895 scelse i pressi del paese come 'buen retiro', producendo proprio qui alcune delle sue più grandi opere (Myricae, Primi Poemetti, Canti di Castelvecchio, Poemi Conviviali).

CASTIGLIONE GARFAGNANA

Battezzato 'Castiglione' in ragione probabilmente del coraggio dimostrato durante la lotta di resistenza contro i romani, il borgo fu un castrum romano e rivestì una fondamentale importanza difensiva per la Repubblica di Lucca, di cui fu la più importante fortezza. Le prime tracce dell'esistenza di Castiglione risalgono al 723. La conquista dei lucchesi avvenne nel 1170: allora il paese si costruì tutto attorno alle mura lunghe ben 750 metri. Il passaggio alla Repubblica di Pisa avvenne nel 1342, in quegli anni qui trovò ristoro anche l'imperatore Carlo IV di Boemia, grazie al quale Castiglione ritrova la libertà conoscendo un ampliamento della cerchia di mura e di torrioni. Ma il borgo, nel 1430, per via della sua posizione strategica fa gola anche a Firenze, che lo sottomette per tre anni, trascorsi i quali il “Castello del Leone” torna sotto Lucca. Nel 1522 nasce lo statuto, tuttora conservato negli archivi comunali. Quelli sono anni di aspri conflitti e brigantaggio, che culmineranno nel 1600 in una guerra con Modena terminata senza vincitori né vinti. Infine nel 1806 con le conquiste napoleoniche Castiglione è assegnata al Principato di Lucca, per poi passare nuovamente nel 1819 nei possessi del duca di Modena. Tornare oggi a Castiglione è un'occasione per ammirare le splendide mura trecentesche, oltre alla chiesa di San Michele, gli antichi palazzi delle famiglie notabili locali, la chiesa di San Pietro. E per i più golosi non potrà mancare una sosta gastronomica per assaggiare la prelibata polenta di castagne con ossi di maiale bolliti, per poi chiudere in bellezza con necci e ricotta.

COREGLIA ANTELMINELLI

Una veduta di Coreglia Antelminelli

Le prime informazioni su Coreglia Antelminelli – da 'Corrilia', 'terra di scorrimento', e Antelminelli, il nome della famiglia che ereditò da Castracani il potere sul borgo – sono datate decimo secolo. Cento anni più tardi Coreglia si legò a Lucca, di cui fu dipendente economica e spirituale. Diviene Vicaria nel 1272 grazie alla sua importante posizione strategica. La conquista da parte di Castracani avvenne nel 1316, dopo un assedio durato 58 giorni, ma già nel 1341 cambiano le sorti: Coreglia cade in mano ai fiorentini, salvo poi passare agli Antelminelli 11 anni più tardi. Il borgo passa poi sotto la Repubblica di Lucca nel 1438 e, premio fedeltà alla stessa Repubblica, diventa Comune nel 1562. La giunta 'Antelminelli' a 'Coreglia' arriva nel 1862, mentre nel 1883 Carlo Vanni istituisce la Scuola di Disegno e Plastica, a coronamento di una straordinaria tradizione di figurinai e lavoratori del gesso, molti dei quali emigrati consentendo così la diffusione del 'verbo' nel mondo.

Suggestiva la natura che avvolge Coreglia, incastonata tra Apuane e Appennino, offrendo panoramiche mozzafiato e regalando al visitatore luoghi incantevoli da visitare. Non solo natura, dal momento che qui l'uomo ha dato il meglio di sé con la chiesa di San Michele e quella di San Martino, tra le più antiche di tutta la lucchesia. Di grande impatto anche il tessuto urbano e il palazzi antichi che si affacciano sui vicoli, mentre merita una visita il palazzo Vanni che accoglie il museo della figurina di gesso e dell'emigrazione. Anche qui il palato potrà trovare giusta soddisfazione: funghi, castagne e frutti del bosco, nonché miele e la carne bovina tipica della Garfagnana.