“Truffato e poi beffato dalla giustizia“. Un sms e i soldi spariti dal conto: l’odissea di un impiegato

L’uomo racconta la sua storia: “Raggirato tre anni fa dopo aver chiesto un finanziamento“. I malfattori conoscevano nome, numero di cellulare e finanziaria. "Ma per i giudici la colpa è mia"

Un'aula di tribunale (foto Ansa)
Un'aula di tribunale (foto Ansa)

Lucca, 30 gennaio 2024 – ”Forse sono stato un po’ ingenuo, ma credo che la mia disavventura possa capitare anche a molte altre persone. E vedere che la giustizia in definitiva non ti tutela dai truffatori lascia ancora di più l’amaro in bocca. Becco e bastonato, come si dice... Per questo voglio raccontare la mia storia e mettere in guardia le persone...".

La vicenda di cui è vittima l’impiegato 40enne Lorenzo (nome di fantasia) inizia a fine 2020. Acquista un cellulare da 500 euro in un grande magazzino a Lucca e sceglie il finanziamento propostogli a tasso zero tramite una grossa finanziaria. A questo è collegata anche una carta, che sul momento lui però non attiva. Comincia però a ricevere subito messaggi sms dalla finanziaria con pubblicità e informazioni sullo stato del finanziamento. Fin qui tutto bene.

“A gennaio 2021 – racconta – mi arriva invece un sms, in apparenza sempre della finanziaria, che mi avvisa che “un dispositivo non autorizzato è connesso al mio conto online...“, invitandomi a bloccarlo se non si tratta di un mio accesso. All’epoca queste truffe non erano conosciute come adesso e quindi io clicco in buona fede su link lì indicato, pensando di risolvere la faccenda".

“Non succede nulla – prosegue Lorenzo –, ma poco dopo mi arriva un altro messaggio, dove mi avvisano che purtroppo non ho risolto il problema, ma che la finanziaria si sta attivando. Mi forniscono anche il nome del funzionario che mi contatterà a breve. Infatti ricevo la telefonata di una persona molto professionale che mi spiega cosa fare. Conosce già i miei dati anagrafici e sa che ho acquistato il cellulare con un finanziamento, di cui mi fornisce anche il numero, sia pure con alcune cifre errate. Io a quel punto mi fido. Mi spiega che qualcuno sta operando in Svizzera con la carta della finanziaria collegata al mio conto e mi chiede le credenziali. Io gliele fornisco e un attimo dopo mi arriva un sms con cui mi dicono che ho attivato un finanziamento da 2500 euro. L’operatore butta giù e il numero diventa irraggiungibile".

«Per farla breve – aggiunge il suo legale, l’avvocato Alessio Stefanini dello studio legale Arcadia – quei soldi sono spariti in un attimo e convertiti in bitcoin non rintracciabili. Il mio cliente ha bloccato la carta il giorno stesso e ha presentato denuncia a carabinieri e Polizia postale. Abbiamo fatto ricorso al Giudice di Pace che ci ha dato torto sostenendo che lui aveva fornito ai truffatori anche il codice OTP inviato dalla finanziaria, invio mai documentato in realtà. In appello il giudice ha confermato la sentenza, condannandolo a pagare anche le spese legali alla controparte. Hanno trattato il caso come un classico “phishing“ di dati, ma in realtà si tratta di “spoofing“, un tipo di attacco informatico molto sofisticato. Nessuno ha infatti spiegato come facevano ad avere già molti dati sensibili del cliente prima di parlarci. Dati che solo la finanziaria aveva...".

“Alla fine – sottolinea Lorenzo – questo scherzo mi è costato migliaia di euro. E non mi pare che sia stata tutta colpa mia. Ora dovrei andare in Cassazione, ma chi me lo fa fare?".