Patrizia Santovecchi
Patrizia Santovecchi

Lucca, 18 luglio 2017 - Dalla verruca al problema d’amore. Il ricorso alle pratiche «occulte» è frequente anche nella nostra città. E il rischio di cadere in una truffa organizzata è quanto mai realistico. Difficile mettere in guardia chi «vuole» credere anche all’incredibile, ed è disposto a rimetterci di tasca propria. Lo sa bene la dottoressa Patrizia Santovecchi, psicologa, socio fondatore e presidente Onap (Osservatorio nazionale abusi psicologici), autrice di articoli sul tema tra cui il significativo «I culti distruttivi e la manipolazione mentale».

Dottoressa Santovecchi, come ci si difende dagli impostori travestiti da medium, cartomante o altro?

«La prima e più efficace difesa è quella di non rivolgersi mai a queste persone. E’ un giro che muove miliardi di euro e che ti fa entrare in vortici infernali, con danni non solo economici. Le sentenze di condanna non sono mancante nella nostra giurisprudenza, basta documentarsi per rendersi conto che è meglio starsene alla larga».

A Lucca persiste la pratica del «segnare» le verruche…

«Qui siamo su un altro piano che giudicherei in qualche modo accettabile. Segnare» le verruche fa parte di una tradizione popolare, circoscritta a quel singolo evento e che quindi non va a influire nella vita delle persone, neanche economicamente. Spesso infatti che la pratica non chiede nemmeno soldi, spesso solo un’offerta libera».

Invece?

«Invece c’è chi si professa sensitiva per spillare soldi, anche millantando tecniche innovative».

Ad esempio?

«Quella della lettura dell’ombra. Evidentemente valutare l’aura è diventato superato, bisognava inventarsi qualcosa. Ed ecco che spunta l’ombra che ti “dice” chi sei, da dove vieni, le influenze positive e negative che incombono sul tuo presente e futuro. E’ il sensitivo 4.0».

La negoziante arrestata a Lucca «consultava» i morti…

«Cliché classico. La medium che predice il tuo futuro con l’aiuto dello spirito guida. Niente di nuovo sotto il sole direi. Qui c’è anche un difetto di fantasia. Un segnale importante è quando queste persone tendono a volerti isolare da amici e parenti: diffidare sempre».

Chi sono le vittime designate?

«Non ci sono. O meglio, possiamo esserlo tutti. Non è completamente vero il fatto che alcune persone siano tendenzialmente più succubi a queste pratiche, perché più fragili caratterialmente. Tutti nella vita attraversiamo un momento di particolare vulnerabilità, e la ‘trappola’ può scattare senza che quasi ce ne accorgiamo». La migliore autodifesa?

«E’ quella di un’informazione strutturata, non intermittente e a spot. Il singolo caso che emerge deve servire da spunto per lanciare una campagna seria e documentata».