Maria Grazia Forli, mamma di Vanessa Simonini (foto Borghesi)
Maria Grazia Forli, mamma di Vanessa Simonini (foto Borghesi)

Lucca, 8 marzo 2018 - «Il corpo di Vanessa Simonini, 20 anni, è stata trovato senza vita sul greto del fiume Serchio a Gallicano dopo una notte di ricerche. La giovane sarebbe stata strangolata da un amico, Simone Baroncini di 35 anni».

Questo riportavano le cronache dell’8 dicembre 2009, sintetizzando una tragedia che avrebbe segnato per sempre la vita di una famiglia, di una comunità e di un’intera Valle. A distanza di oltre otto anni Vanessa è più viva che mai. A parlare di lei sono il punto di ascolto «Non ti scordar di te» nato a Gallicano portando il suo nome e che oggi ha una nuova sede anche a Castelnuovo di Garfagnana. E sono le tante iniziative per ricordarla come l’annuale Fiaccolata di Gallicano, le decine di panchine rosse disseminate in ogni comune della Valle del Serchio con incisa una frase del libro che la mamma le ha dedicato. Proprio Maria Grazia Forli, mamma di Vanessa è la più attiva nel conservarne il ricordo: sempre in prima linea nelle battaglie che riguardano la violenza di genere e non solo.

Un libro per Vanessa, un nuovo punto di ascolto e da quest’anno incontri nelle scuole per sensibilizzare i più giovani. Come nascono tanti progetti nel nome di Vanessa? 

«Nascono spontaneamente e si diffondono a macchia d’olio. Raccolgo ogni spunto per mantenere vivo il ricordo di Vanessa e della sua vicenda da cui i giovani possono trarne molti insegnamenti. Ogni volta che racconto la sua storia e leggo l’emozione nei loro occhi capisco che sto facendo la cosa giusta. Ora sto incontrando i ragazzi delle Medie, in futuro anche gli alunni degli istituti superiori». 

Negli incontri tratta il tema della violenza, comprendendo anche la pena per gli aggressori... 

«Spiego l’iter processuale dell’assassino di mia figlia, condannato per omicidio volontario e che, grazie a varie riduzioni della pena, probabilmente a fine anno potrebbe già uscire dal carcere per rientrarvi solo la sera». 

Com’è possibile scendere da un ipotetico ergastolo che in primo grado fu una condanna a 30 anni, ridotta in appello a 16, arrivare a meno di 10 anni di piena reclusione? 

«Con il rito abbreviato e il terzo di sconto previsto la pena fu di 30 anni in primo grado. In seguito, ottenute le attenuanti generiche in appello gli anni sono scesi a 16 (sconto calcolato su una base di 24 anni), il minimo per l’omicidio volontario. Poi grazie alla «svuota carceri» che definisce anche la possibilità di uscita, con rientro serale, scontata metà della pena, presto sarà fuori. Ecco». 

Nel futuro, Maria Grazia, dunque ancora battaglie?

«Sicuramente. Fondamentale sono il ricordo di Vanessa e la sua storia, che sia sempre da monito e aiuto ai giovani. Poi sul fronte penale io dirò finché avrò vita: via il rito abbreviato per l’omicidio volontario, via tutti gli sconti previste dalle varie leggi e pena certa assicurata. Sarà sempre più lieve di quella assegnata alle famiglie delle vittime per le quali esiste solo una sentenza: “fine pena mai”».