REDAZIONE LUCCA

A Camigliano l’antenna 5G. Subito esplode la protesta “Non faremo da cavia“

Gli abitanti “circondano“ il cantiere di lenzuoli che gridano “Vergogna“. L’assessore ferma i lavori in attesa di ricevere l’azienda per i chiarimenti.

Uno dei “lenzuoli“ appesi ieri dagli abitanti di Camigliano per protestare contro l’insediamento di una nuova antenna Iliad che supererebbe i trenta metri di altezza e sarebbe realizzata a 50 metri dalle case e vicino all’asilo

Uno dei “lenzuoli“ appesi ieri dagli abitanti di Camigliano per protestare contro l’insediamento di una nuova antenna Iliad che supererebbe i trenta metri di altezza e sarebbe realizzata a 50 metri dalle case e vicino all’asilo

A fare l’amara scoperta sono stati alcuni attenti residenti della zona di via Bevilacqua a Camigliano dove da pochi giorni avevano notato uno strano viavai di mezzi, di cavi e una curiosa “gabbia“. C’è voluto poco a fare due più due. “Ci hanno confermato il peggiore dei nostri timori – fanno sapere gli abitanti –. Ovvero che qui sorgerà un’antenna per la telefonia Iliad 5G alta 36 metri. E tutto ciò a 50 metri da abitazioni, scuole, asili. Abbiamo chiamato il Comune, ci hanno risposto che loro non c’entrano niente, che è una questione tra privati. Ma quando abbiamo steso i lenzuoli con messaggi che l’amministrazione ha tacciato di ’terrorismo psicologico’ chiedendoci di rimuoverli perchè avevano ricevuto tante telefonate da cittadini, sono intervenuti sospendendo il cantiere in attesa di chiarimenti con Iliad“.

Il lenzuolo “incriminato“ in particolare è quello che era stato appeso di fronte all’asilo di Borgo Nuovo con la scritta: “No 5 G, tuteliamo i nostri bambini“. In altri la protesta si esplicita con “No antenna 5G a 54 metri dalle abitazioni“, “Via l’antenna 5G da via Bevilaqua“, “Tuteliamo la nostra salute“, “Vergogna“, e soprattutto “Non vogliamo fare da cavie per le ricerche sul 5G“. A spiegare quest’ultimo significativo passaggio sono Angelo Ciampaglia e Antonella Bozzali.

“La Regione con una delibera firmata da Monia Monni e Simone Bezzini, assessori all’ambiente e alla sanità, ha stanziato 222.720 euro per condurre anche su Lucca quella che forse è la prima ricerca scientifica sulla tecnologia. In pratica Arpat e Ars verificheranno se ci sono legami fra i tumori accusati dalla popolazione, soprattutto infantile, e i campi elettromagnetici generati dalle antenne che stanno spuntanto la Toscana per portarla nella quinta generazione di internet e della telefonia mobile. Ecco – sottolineano i residenti –, se anche la Regione ha dubbi sui possibili effetti, al punto che finalizza per questa ricerca oltre 200mila euro, noi non siamo disposti a far da cavia. Prima di alzare nuove antenne almeno vediamo cosa risulta da questi studi“. Intanto proteste e lenzuoli hanno fatto il loro dovere: i lavori sono stati bloccati per l’intervento dell’assessore di Capannori Berti, in attesa di avere un incontro con rappresentanti della campagna telefonica in questione. Ma la protesta non si ferma.