Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria (Ansa)
Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria (Ansa)

Genova, 28 gennaio 2020 - Neanche il tempo di smaltire l’ebbrezza da lambrusco. Per il centrosinistra ligure la conferma di Bonaccini è insieme pungolo e grattacapo, quello scatenato dalla consapevolezza di dover far presto, anzi prestissimo, a chiudere il cerchio delle consultazioni. All’ordine del giorno, in vista delle regionali della primavera prossima, ci sono infatti due nodi di non poco conto. Innanzitutto la possibile, ma non da tutti auspicata, alleanza tra Pd e M5S: i grillini si sono già portati avanti assicurando l’investitura degli iscritti on line all’attuale capogruppo Alice Salvatore, che, nel caso di un eventuale diktat dall’alto e previo nulla osta della piattaforma Rousseau, si troverebbe a dover fare un passo indietro. Certamente, suo malgrado. Ma favore di chi? Questo è il secondo problema da risolvere. Soprattutto in casa Dem, dove l’unica certezza è al momento l’opzione ‘civismo’ e dove da mesi è in corso la complessa ‘digestione’ del nome del giornalista e blogger genovese Ferruccio Sansa, contrastato, in alcuni ambienti dell’associazionismo, dall’ex preside della Scuola politecnica Aristide Massardo.

E il governatore Giovanni Toti, attualmente a capo di una coalizione che abbraccia l’intero centrodestra? Le tutt’altro che brillanti performance emiliane di ‘Cambiamo!’ non sembrano impensierirlo: "Eravamo lì per testimonianza e poco più. Volevamo esserci per dare una mano alla Lega e alla Borgonzoni". Sicuramente più ficcanti, per lui, le frecciatine dell’ex assessore e deputato del Carroccio Edoardo Rixi: "Abbiamo governato bene, ma non si può dare nulla per scontato. Da tempo dico a Toti di preoccuparsi della Liguria e di pensare a una lista a sostegno del governatore più che a un progetto nazionale".

Roberta Della Maggesa