Dentro gli scioperi del 1° Marzo . Il federale in fabbrica per intimidire. Ma gli operai non retrocessero

I fascisti inascoltati preparavano la repressione. E il prefetto annunciò rastrellamenti e punizioni . La seconda puntata della ricostruzione dei fatti clamorosi che accaddero all’Oto e al Muggiano .

Dentro gli scioperi del 1° Marzo . Il federale in fabbrica per intimidire. Ma gli operai non retrocessero

Dentro gli scioperi del 1° Marzo . Il federale in fabbrica per intimidire. Ma gli operai non retrocessero

Il 1° marzo, primo giorno di sciopero, il federale Bertozzi fece affiggere un manifesto a sua firma: lo sciopero “sarà decisamente stroncato”. Bertozzi andò all’Oto, ordinando a tutti di recarsi nel piazzale. Questa la testimonianza degli operai: "Bertozzi, affiancato da un ufficiale tedesco, cominciò a strillare, a un tratto qualcuno, senza concordare l’iniziativa, urlò: ‘Via tutti! Via tutti!”. In due minuti il piazzale rimase deserto con sopra il palco il fascista che urlava come un ossesso". La Gnr, in un rapporto al prefetto inviato lo stesso giorno, confermò: “Il Commissario Federale che ha tentato di dissuadere gli operai dell’Oto non è stato ascoltato dalle maestranze che si sono allontanate”. Il rapporto era impietoso: un “grave malcontento si rileva fra i tranvieri e i bancari” e “la popolazione civile lamenta per la deficienza della razione di olio ridotta a un decilitro”. Ai fascisti non andò meglio al Muggiano. Il racconto di un operaio: "Era venuto un rappresentante del sindacato fascista a fare un’assemblea nel piazzale. C’eravamo perché la convocazione era obbligatoria. Come dipendenti del Muggiano allora eravamo oltre 3 mila. Mi ricordo che questi ragazzi che eravamo tra gli elettricisti, quando questo signore aveva posto una domanda che mi pare fosse se siamo contenti del trattamento che ci viene riservato come dipendenti di una grossa fabbrica, tutti quanti in coro abbiamo gridato: ‘no!’. Tutti i ragazzi – gli uomini dovevano tenersi più coperti per il pericolo di rastrellamenti – abbiamo detto spontaneamente ‘no!’". Il citato rapporto della Gnr conteneva una frase significativa: “Sono confermati i nominativi dei sobillatori segnalati nel foglio 1705/B.1/9”. I fascisti conoscevano gli organizzatori ed erano pronti a colpire senza pietà. Nella notte del 1° marzo il prefetto fece stampare un manifesto, affisso all’alba del 2: se lo sciopero non fosse cessato avrebbe chiuso gli stabilimenti, licenziato gli operai e sorteggiato chi inviare in “campi italiani di concentramento, come elementi sediziosi e nemici della Patria”. In realtà il campo fu Mauthausen. Nella stessa notte iniziò una catena di arresti.