Al centro il presidente di Anolf-Cisl Giampiero Orlanducci, con la vicepresidente Pilar Arellano e l’avvocato di rete, Adriana Lo Russo
Al centro il presidente di Anolf-Cisl Giampiero Orlanducci, con la vicepresidente Pilar Arellano e l’avvocato di rete, Adriana Lo Russo

La Spezia, 17 marzo 2017 - «Ci sono stati operatori di alcune strutture di accoglienza che in una settimana hanno gettato nell’immondizia trenta, trentacinque scatolette vuote di cibo per gatti. Abbiamo raccolto testimonianze e materiale fotografico. Come è stato possibile arrivare a questo punto? A considerare queste persone come carne da macello?». E’ una denuncia pesante, quella che Giampiero Orlanducci, presidente di Anolf Cisl, fa a margine della giornata di formazione interna territoriale organizzata nell’ambito del progetto ‘P.In – pienamente inclusivi’ che vede come partner anche Acli e Arci Valdimagra.

Fatti gravissimi, quelli paventati dall’Associazione nazionale oltre le frontiere, che i vertici stanno raccogliendo in un report che a breve sarà consegnato alle autorità. Un’inchiesta, quella sulla macchina dell’accoglienza ai profughi arrivati nello Spezzino, che non si limita alla denuncia sulla somministrazione ai profughi di alimenti certamente non all’altezza di un paese civile – «non chiediamo pesce tutti i giorni, ma neanche che venga data carne per gatti» rimarca la vicepresidente Pilar Arellano –, ma che va oltre affrontando anche questioni igienico-sanitarie. «C’è stato il caso di un centro che, dopo aver scoperto che una donna era sieropositiva, per non andar incontro a troppi controlli le ha fatto il biglietto del treno e l’ha fatta partire. Stessa situazione per alcuni ragazzi affetti da scabbia – rilancia Orlanducci –. Purtroppo però non ci si limita a questo: penso ad esempio all’eccessivo sovraffollamento di alcuni appartamenti utilizzati come Cas, dove un bagno è ovviamente insufficiente per le esigenze di 15 persone, o come la piaga del lavoro nero». E proprio su quest’ultimo punto, l’associazione ha già presentato alcune segnalazioni all’Ispettorato del lavoro. «C’è parecchio lavoro sommerso, penso ad esempio allo stratagemma delle borse lavoro portate avanti per anni. Non è possibile che in case con più di dieci persone non ci sia alcun dipendente: devono essere inseriti dei parametri – spiega il presidente –. Sotto questo profilo c’è parecchia sofferenza nelle strutture. Per questo vogliamo sensibilizzare le autorità affinché facciano più controlli e a sorpresa, non come quelli attuali, che sono praticamente annunciati».

«Siamo a disposizione per chiunque voglia denunciare queste situazioni e per chi si sente discriminato, anche in forma anonima – spiega l’avvocato Adriana Lo Russo, di Rete Anolf Cisl –, siamo disposti a dare assistenza, anche legale. E per i gestori che sono in regola, siamo a disposizione con i nostri mediatori culturali a promuovere progetti di inclusione sociale». L’associazione rilancia con la proposta di progetti di inclusione sociale rivolti ai «gestori di strutture che guidano in maniera seria l’accoglienza, anche se la burocrazia non dà pace: abbiamo progetti per il recupero dei terreni agricoli e dei boschi, ci sarebbero anche i soldi per realizzarli, ma i ragazzi non possono essere impiegati finché non hanno il permesso di soggiorno, e di solito passano due anni».