L’invasione del granchio blu: "La pesca a strascico consentirà di monitorare"

Roberto Manai spiega come sarà effettuata questa tecnica autorizzata dal ministero: "Nessuna modifica ai divieti di salvaguardia, ma un’azione congiunta fra professionisti"

Roberto Manai

Roberto Manai

Grosseto, 7 ottobre 2023 – Saranno sei le imbarcazioni che effettueranno i prelievi per monitorare la presenza del granchio blu lungo le coste italiane. Una di queste si occuperà della fascia toscana e potrebbe essere scelta tra le imbarcazioni dell’area maremmana, al momento ferme per via dello stop alla pesca stabilito per il mese di ottobre. Il Governo deve ancora attuare le autorizzazioni per organizzare l’operazione, ma la via da percorrere sembra ormai tracciata. Un’autorizzazione straordinaria per eseguire una pesca a strascico, con un’attrezzatura studiata in modo adeguato, nella zona ‘proibita’ allo strascico, ovvero entro le 3 miglia nautiche (circa 5,5 chilometri) e a profondità inferiori ai 50 metri. Nella zona grossetana una delle aree interessate sarà sicuramente la foce dell’Ombrone, perché proprio in corrispondenza delle foci di fiumi sembra che la presenza del granchio blu sia particolarmente intensa. Secondo Federpesca, una volta studiata la situazione, una delle possibili soluzioni è regolamentare l’uso alimentare di questo granchio, in modo da trasformare un problema in una risorsa.

"In Italia, prima di questa estate, non era ufficialmente conosciuto – spiega Roberto Manai, di Federpesca Toscana – ma quest’anno, a causa di una eccessiva proliferazione che dovrebbe essere oggetto di attento e sollecito studio, l’animale si è presentato in numero eccezionale negli areali dove ha trovato alimentazione disponibile e condizioni ambientali favorevoli. Il Ministero ha ritenuto opportuno impostare un programma d’intervento, chiedendo aiuto alle imprese che effettuano la pesca a strascico. Tale azione controllata e monitorata permetterà di rilevare dati importanti per una successiva programmazione di controllo della risorsa e normare cosi l’attività di prelievo sostenibile di questa nuova specie".

Federpesca specifica però che "non ci sarà alcuna modifica alle disposizioni europee e nazionali che salvaguardano l’areale marino entro le tre miglia dalla costa da azioni di pesca professionale con attrezzi a strascico", ma solamente "un’azione congiunta tra pescatori con diversi mestieri sotto il patrocinio del Ministero e degli istituti di ricerca".

"La flotta della pesca italiana – ribadisce Manai – lavora in mare nel rispetto delle normative imposte dalla Comunità europea, subendo oltretutto una concorrenza sleale da parte di altre flotte operative nel Mediterraneo, che pescano senza regole, senza controlli e con costi di gestione bassissimi".