DOMENICO FRANCO MORABITO
Sport

Iapichino, orgoglio di babbo. Ma senza sconti a Larissa: "Super e può fare meglio"

Gianni papà tecnico della vincitrice della Diamond League traccia la rotta. Un’affermazione che lancia l’atleta fiorentina nell’èlite mondiale del lungo.

Gianni papà tecnico della vincitrice della Diamond League traccia la rotta. Un’affermazione che lancia l’atleta fiorentina nell’èlite mondiale del lungo.

Gianni papà tecnico della vincitrice della Diamond League traccia la rotta. Un’affermazione che lancia l’atleta fiorentina nell’èlite mondiale del lungo.

Morabito

Felice, orgoglioso e commosso. Giovedì 28 agosto, è già notte: al Letzigrund Stadion di Zurigo, il tempio mondiale dell’atletica, si è appena conclusa la gara del lungo e Gianni Iapichino, ex pluricampione nazionale e primatista italiano nel salto con l’asta e ora calato nella veste di babbo e allenatore di Larissa - la ventitreenne azzurra nata a Borgo San Lorenzo pluricampionessa italiana e d’Europa -, ha gli occhi umidi per il trionfo della figlia nella finale della Diamond League, il circuito più prestigioso che si disputa ogni anno nel mondo. Un successo conquistato al terzo salto con la misura di 6,93 davanti alla tedesca d’oro olimpico a Tokyo e due volte iridata Mihambo (6,92) e alla francese Kpatcha (6,75), che bissa quello di un anno fa sempre in Diamond a Bruxelles quando divenne la prima donna italiana a scrivere il proprio nome nell’Albo d’oro di questo Oscar internazionale. Mentre ora è entrata nell’élite di coloro che il trofeo l’hanno vinto due volte, una di seguito all’altra: perla ulteriore che proietta l’atleta delle Fiamme Oro nella scia luminosa della carriera già percorsa dalla madre Fiona May.

Iapichino, due ‘diamanti’ consecutivi che consacrano Larissa fra le più forti lunghiste al mondo…

"Lo sta dimostrando tirando fuori tutto quello su cui abbiamo lavorato. Anche se…".

Che cosa?

"Al di là della gioia per un risultato così prestigioso, come allenatore non sono del tutto soddisfatto: ci sono ancora da mettere a punto alcuni dettagli visto che in ogni salto c’è stato qualcosa da migliorare. Servirà registrare anche queste piccole cose perché fra due settimane ai Mondiali di Tokyo servirà (quasi) la perfezione".

Dal quarto posto di un anno fa ai Giochi a ora che cosa è cambiato?

"Che in Larissa è cresciuta la consapevolezza nei suoi mezzi. Ha ancora l’amarezza di quanto accaduto a Parigi dove ha mancato un podio per il quale si era preparata a lungo e che era sicuramente nelle sue possibilità. Non c’è riuscita, la medaglia l’ha solo sfiorata perché in quella occasione non riuscì ad esprimersi come avrebbe potuto per una pressione eccessiva che si era creata da sola e che, una volta in pedana, non l’aveva fatta sentire sicura. Ora, invece, grazie anche all’inserimento di un’altra figura nello staff, ha acquisito fiducia e maggiore sicurezza, e sa bene che può farcela".

Ci spieghi.

"Da quasi un anno ci avvaliamo della collaborazione di Mauro Gatti, uno psicologo sportivo che già conoscevo perché era stato mio docente alla scuola per maestri di golf (Iapichino ha anche questo titolo, ndr) e che opera con squadre Nazionali di molte federazioni; fra le più recenti ginnastica e pesistica. Ci incontrammo casualmente a Parigi, parlammo e capii subito che questo tipo di supporto era quello che ci mancava e che lui sarebbe stato la persona giusta per colmare questa lacuna".

Dietro a ogni prestazione, quindi, c’è tanto lavoro.

"Il risultato è solo l’atto finale, quello visibile a tutti e che molto spesso condiziona il giudizio, positivo o meno, su un atleta. Ma per puntare in alto, fare bene in gara e porsi obiettivi sempre più ambiziosi non ci sono solo gli allenamenti ma anche, e soprattutto, quello che ci sta intorno. Sia dal punto di vista della preparazione che da quello dell’organizzazione: aspetti, questi, dai quali non possiamo prescindere".

Quali sono i punti di forza di Larissa?

"La velocità e la capacità di gestire il salto anche quando la rincorsa non dovesse essere perfetta: il che accade abbastanza spesso, anche qua a Zurigo è successo. Per far questo occorre un allenamento continuo e specifico che deve affidarsi anche all’istinto".

Mentre in che cosa può (deve) ancora progredire?

"In esperienza e cinicità: due basi che potranno aiutarla di volta in volta a tirare fuori sempre il meglio da ogni giornata e da ogni gara visto che le situazioni da affrontare sono sempre diverse l’una dall’altra".

Padre e coach: non è facile essere l’uno e l’altro insieme. Come ci è riuscito?

"Tenendo ben distinti i due ruoli, la confidenza può essere pericolosa; lo avevo fatto anche con Fiona quando l’allenavo. In questo, però, Larissa è molto brava e mi ritengo fortunato di lavorare con una persona come lei che ha talento ma anche resistenza al lavoro. E poi mi aiuta molto: la decisione finale come tecnico è mia ma le sue osservazioni sono sempre preziose. A casa sono il babbo, in campo il coach".

Dove vi allenate?

"Allo stadio Ridolfi di Campo di Marte. È diventato un po’ la nostra seconda casa anche perché la società (l’Atletica Firenze Marathon, ndr) ci ha messo a disposizione quello che ci serve; tutto funziona benissimo e quindi non abbiamo nessuna necessità di muoverci".

Prossima tappa i Mondiali. Come ci arrivate?

"Sapendo che troveremo ancora tutte le più forti e che anche ciascuna di loro scenderà in pedana puntando a dare il massimo. È la gara più importante della stagione e dopo tutto quanto di buono fatto finora non potremo permetterci il minimo errore".

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