Massimo Cantini Parrini
Massimo Cantini Parrini

Firenze, 8 maggio 2020 - E sono quattro. Massimo Cantini Parrini ha vinto il suo quarto David di Donatello, questa volta per il Pinocchio di Matteo Garrone. Riconoscimento che sarà ricordato anche per l'inedita cerimonia a distanza causa Covid-19: direta Rai ma senza pubblico e senza candidati. Peccato. Però il contesto non sminuisce un premio di enorme valore: Cantini Parrini, fiorentino di Castello, ha una carriera straordinaria alle spalle e un'altra davanti a sé. Per molti è l'erede di un altro monumento del costume al cinema, Piero Tosi, premio Oscar scomparso da poco, del quale fu allievo come di un altro Oscar (Gabriella Pescucci) .

Quattro David in cinque anni: Cantini Parrini aveva già trionfato nel 2016 per Il racconto dei racconti di Garrone, nel 2017 per Indivisibili di De Angelis e nel 2018 per Riccardo va all'inferno di Roberta Torre, l'anno scorso fu candidato per Dogman. E questo dovrebbe bastare a spiegare la grandezza di un artigiano del cinema, un filologo del costume che con l'immaginario favoloso di Garrone ha trovato una sorta di anima gemella. In Pinocchio ha svolto un lavoro magnifico e contribuito in maniera determinante alla spettacolare resa visiva della pellicola.

Studente all’Istituto d’arte di Porta Romana, al Polimoda, poi laureato in Cultura e Stilismo della moda all’Università di Firenze, Cantini Parrini ha esposto i costumi di Pinocchio al Museo del Tessuto di Prato (aggiornamento: la mostra è stata prorogata fino a ottobre e riaprirà il 19 maggio). Una bella occasione, per chi ha potuto, per vedere dal vivo cosa significa costruire un sogno per il grande schermo.