Matteo Renzi con Nicola Zingaretti (Ansa)
Matteo Renzi con Nicola Zingaretti (Ansa)

Firenze, 16 settembre 2019 - Dieci anni sulla cresta della Leopolda (che si terrà dal 18 al 20 ottobre), ma ad ogni appuntamento il tam tam renziano risuona più forte. E ogni volta Firenze e la sua agenda politica sono il traino naturale della manifestazione inventata nel 2009 dall’allora sindaco in piena e rapida ascesa verso i palazzi romani. E se da Firenze è partita la rottamazione di D’Alema e Bersani, potrebbe anche capitare che le stesse sale dell’antica stazione ferroviaria tengano a battesimo i primi passi di Renzi fuori, o a lato, del Pd.

Intanto il padrino del nuovo governo giallorosso rivendica il suo ruolo di ‘ispiratore’ sottolineando il nuovo orizzonte aperto per la città dopo i mesi bui dei ministeri di Toninelli (alle Infrastrutture) e Bonisoli (ai beni culturali). Perché alla fine contano poco le lamentele del sindaco Nardella e della segretaria regionale Bonafé sulla mancata nomina di sottosegretari toscani nella squadra di governo. Conta invece che, anche se da senatore semplice, l’agenda Firenze sia tornata nelle sue mani.

Perché – sottolinea Renzi – «senza di noi non c’è Governo». Per la nuova pista dell’aeroporto quindi, ma anche per il tunnel Tav o per tutte le grandi opere rimaste bloccate dal revisisionismo spinto dei grillini, si aprono nuove prospettive. Così come per l’autonomia dei musei fiorentini – Accademia in prima fila – che aspetta di recuperare la sua indipendenza.

All’inizio, nel 2009, era il quasi stagno della politica nazionale quello dove l’esordiente Matteo Renzi lanciava sassi e strali, ora l’orizzonte di riferimento è un fin troppo colorato caleidoscopio populistico. Ma l’obiettivo non cambia: l’oggi senatore, da ispiratore del governo giallorosso che potrebbe salvare gli italiani dall’aumento dell’Iva, vuole dettare l’agenda della politica nazionale.

Zingaretti paventa uno ‘scisma’, Franceschini getta acqua sul fuoco e cerca di convincere Renzi a tirare il freno a mano, Ettore Rosato prova a lanciare una "separazione consensuale" che "in nessun caso potrebbe danneggiare il Pd". E nel frattempo si moltiplicano gli elenchi degli eletti che, dal Parlamento al consiglio di quartiere, potrebbero, mollando il Pd per seguire Renzi, cambiare gli equilibrismi della politica sul territorio.

Renzi nel frattempo riflette, incrocia interviste nazionali e prende tempo. "Alla Leopolda di ottobre sarò chiaro come mai in passato". Certo è che il can can mediatico scatenato (dopo che nel mese di agosto nonostante la crisi di governo e il rilancio del Pd, i tg Rai – dati Agcom – lo avevano quasi ignorato) restituirà alla Leopolda numero 10 i fasti degli anni più affollati e l’attenzione massima della politica.