Via Toscanini, l’ora della verità: la bomba in mezzo alle bombe con il tritolo delle altre stragi

La misteriosa esplosione del 5 novembre 1987 a Novoli: nei sotterranei di un condominio una miscela simile a quella che uccise sul Rapido 904 e in via D’Amelio. Oggi si torna a indagare

L’esplosione in via Toscanini: era l’alba del 5 novembre 1987 (Archivio storico New Press Photo)
L’esplosione in via Toscanini: era l’alba del 5 novembre 1987 (Archivio storico New Press Photo)

Firenze, 11 febbraio 2024 – La strage di Natale che fece 16 morti e 260 feriti tra i passeggeri del Rapido 904 partito da Napoli il 23 dicembre del 1984 e diretto a Milano, rappresenterebbe il primo atto della strategia delle stragi “continentali“ di Cosa Nostra. Ma tra quell’attentato, e i successivi plurimi attacchi ai magistrati simbolo dell’antimafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e le bombe contro il patrimonio artistico di Firenze, Roma e Milano degli anni ’90, c’è un’esplosione rimasta nell’ombra, un mistero che ora, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, stanno rianalizzando inserendolo nel contesto di quella stagione sanguinaria.

Via Toscanini, 5 novembre 1987. Alle 5.33 del mattino una potente deflagrazione proveniente dai garage interrati di un complesso residenziale a due passi da via Baracca, nel laborioso quartiere di Novoli, fece tremare tre condomini interi. Non ci furono vittime, ma le famiglie, svegliate dal botto, rimasero fuori dalle loro case per settimane e mai nessuno le ha risarcite per i seri danni subiti.

Ad esplodere, nei sotterranei dei palazzo, furono 38 chili di una miscela di plastico. Il botto fu devastante, solo per un miracolo non ci furono vittime.

Mai si è capito perché, nei box di via Toscanini, c’era quella bomba. Se lì sotto ci fosse un deposito o se in quel punto si trovasse un obiettivo da colpire. Oppure se l’ordigno sia esploso accidentalmente o se anche quello sia stato un messaggio. Oggi più facile da interpretare rispetto ad ieri, forse.

Alcune componenti dell’ordigno del 1987 riconducevano ad un’altra enigmatica esplosione avvenuta nell’agosto di due anni prima all’ufficio postale di via Carlo D’Angiò, sud della città, periferia opposta a quella di via Toscanini. Ma soprattutto, quell’esplosivo si ricollegava alla bomba sul Rapido 904. E non soltanto per le componenti chimiche.

Torniamo un attimo indietro. Il pomeriggio del 23 dicembre del 1984, qualcuno, proprio dalla stazione di Santa Maria Novella, era salito a bordo del treno ed aveva collocato l’ordigno (probabilmente occultato in una valigia) in una carrozza di seconda classe. Nella galleria dell’Appennino, prima di San Benedetto Val di Sambro, alle 19.08, il radiocomando ’Telcoma’ venne azionato.

L’inchiesta della procura di Firenze sulla strage del Rapido 904 - firmata, secondo le sentenze definitive, in un mix di mafia, camorra ed eversione nera - culminò, il 3 novembre del 1987, nella sentenza-ordinanza del giudice istruttore Emilio Gironi. Due giorni dopo, il tritolo devastò via Toscanini.

Fu una coincidenza? Forse no, considerato che, nell’ipotesi che ha portato la Dda di Firenze a tornare ad indagare dopo quasi 40 anni sulla cosiddetta “strage dimenticata“, niente, in quell’epoca, avveniva a caso. Nei giorni della strage di Natale, Cosa nostra faceva i conti con le rivelazioni del pentito Tommaso Buscetta e gli arresti del “blitz di San Michele“ emessi da Falcone, preludio del maxi processo di Palermo.

Per l’ex pm della Dda fiorentina, Angela Pietroiusti, che nel 2015 impugnò l’assoluzione di Totò Riina dall’accusa di essere stato il mandante della strage di Natale (per cui sono stati condannati in via definitiva il cassiere della mafia Pippò Calò e il boss del rione Sanità Giuseppe Misso), la bomba sul Rapido 904 sarebbe stata "il primo atto della strategia stragista degli anni ’90 attuata e diretta da Riina, volta ad intimidire e ricattare lo Stato ed a costringerlo a trattare". Il “Semtex H“ (pentrite, T4, nitroglicerina e tritolo) usato per il Rapido 904, proveniente secondo la procura dagli arsenali della mafia in Sicilia, per il perito Gianni Vadalà, sarebbe stato usato anche in via D’Amelio per uccidere Borsellino. Ma il processo a Riina non ci concluderà mai a causa della sua morte, avvenuta nel novembre del 2017.

Oggi, i procuratori aggiunti Luca Tescaroli e Luca Turco indagano ancora su quella stagione che comprende pure l’attentato di via dei Georgofili. Il procuratore capo Filippo Spiezia, nella sua relazione consegnata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha confermato l’apertura del filone sul Rapido 904 e ha ricordato che il suo ufficio è impegnato "nelle investigazioni inerenti alle stragi terroristico-eversive, commesse nel biennio 1993-1994 nelle città di Roma, Firenze e Milano, nei confronti di esponenti di vertice di tale organizzazione e di soggetti esterni alla stessa che si ipotizza abbiano avuto interessi convergenti nella ideazione, deliberazione ed esecuzione dello stragismo, analizzando una mole estremamente significativa di atti raccolti in un trentennio e imprimendo un impulso alla loro trattazione, agendo in collegamento con più Procure e la Direzione Nazionale Antimafia".

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