Firenze, 8 luglio 2018 - Rodolfo Fiesoli, il fondatore della comunità 'Il Forteto', al centro di varie inchieste per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato a seguito di una decisione della Cassazione del 5 luglio scorso, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l'avvocato Lorenzo Zilletti.

Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi ma la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena 14 anni, 8 mesi e 17 giorni. Il 23 dicembre scorso venne accompagnato dai carabinieri nel carcere di Sollicciano. L'uomo, che ora si trova in una località sconosciuta, e che quando fu arrestato stava in una casa a Pelago (Firenze), sta cercando una sistemazione. 

Rodolfo Fiesoli in chiesa a Diacceto

È quanto si apprende dall'avvocato Zilletti, il quale specifica che «Fiesoli non è stato scarcerato per motivi di salute, anche se l'età avanzata potrebbe farlo pensare, ma perché la sentenza non è definitiva».

Ciò, spiega, a causa di alcuni annullamenti con rinvio stabiliti dalla Cassazione il 22 dicembre 2017, in particolare l'annullamento della condanna per un caso di violenza sessuale su un giovane ospite della comunità e gli annullamenti di tutti i capi relativi agli aumenti di pena in continuazione di reato perché le quantità di ciascuna condanna, rispetto alla pena base, non sarebbero state motivate adeguatamente dai giudici dell'appello. La sentenza, come appunto dice l'avvocato, è insomma non definitiva. E nel ricorso la difesa ha vinto. 

Il ricorso era stato discusso in corte d'appello a gennaio ed era stato respinto. Quindi il passaggio davanti alla Suprema Corte, che ha deciso invece di scarcerarlo. 

«Dal tenore della decisione, di cui non sono ora note le motivazioni - affermano i difensori - è facilmente arguibile come sia stata accolta in pieno la tesi della difesa circa l'impossibilità di eseguire una pena che non abbia i caratteri di certezza e irrevocabilità».