Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
la Nazione logo
15 mag 2022

Molotov in giardino, enigma dna

La prova genetica scagiona i due indagati per gli avvertimenti all’indirizzo di un’imprenditrice di Lastra a Signa

15 mag 2022
stefano brogioni
Cronaca
Un’immagine del lanciatore di molotov tratta da un impianto di videosorveglianza
Un’immagine del lanciatore di molotov tratta da un impianto di videosorveglianza
Un’immagine del lanciatore di molotov tratta da un impianto di videosorveglianza
Un’immagine del lanciatore di molotov tratta da un impianto di videosorveglianza

Firenze, 16 maggio 2022 - C’è un dna nei resti dell’ordigno c he qualcuno lanciò contro il villino dell’imprenditrice di Lastra a Signa, Lucia Bencini, fortunatamente senza che questo esplodesse. Ma quella traccia genetica, ricavata in una perizia disposta dal giudice Antonella Zatini, non appartiene a nessuno dei due indagati. S’ingarbuglia, dunque, l’inchiesta della procura di Firenze, che ha l’obiettivo di far luce sui misteriosi tre “avvertimenti“ notturni ricevuti dalla donna e dai suoi famigliari: prima l’auto bruciata nel 2020, poi a gennaio una bomba molotov lanciata di notte oltre il cancello dell’abitazione di Castagnolo, a Lastra a Signa, Poi, ad aprile dello scorso anno, un tubo contenente più di mezzo chilo di polvere pirica piazzato sotto la macchina, che però non scoppiò. Un assist agli inquirenti, che infatti hanno consegnato allo specialista Ugo Ricci quella “bomba“ affinché riuscisse ad estrapolare tracce di chi l’ha lanciata e forse anche confezionata. Doveva essere un riscontro fondamentale per l’ipotesi accusatoria, secondo cui l’ex socio dell’azienda fondata dal padre della Bencini avrebbe avuto motivi di acredine nei confronti dell’imprenditrice che è anche sorella dell’ex parlamentare dei Cinque Stelle, Alessandra. Sempre secondo questa ricostruzione, il “sospettato“ avrebbe dato incarico a un secondo soggetto di eseguire il “lavoro“. Un’impostazione che la difesa dell’ex socio aveva già contestato, e che ora si scioglie dinanzi alle conclusioni della perizia firmata da Ricci. Il biologo ha estrapolato lo stesso profilo genetico, riconducibile a un unico soggetto maschile, su due punti dell’ordigno recuperato nel giardino di casa Bencini, tra cui la miccia. Ma il raffronto con il dna dei due indagati (acquisito con il loro consenso) ha dato esito negativo: "Entrambi devono essere esclusi quali possibili donatori di quelle tracce", sentenzia Ricci. Non resta che ricominciare tutto da capo. Con un elemento comunque in più in mano agli inquirenti. ...

© Riproduzione riservata

Stai leggendo un articolo Premium.

Sei già abbonato a Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione o Il Telegrafo?

Subito nel tuo abbonamento:

Tutti i contenuti Premium di Quotidiano Nazionale oltre a quelli de Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione e Il TelegrafoNessuna pubblicità sugli articoli PremiumLa Newsletter settimanale del DirettoreAccesso riservato a eventi esclusivi
Scopri gli altri abbonamenti online e l'edizione digitale.Vai all'offerta

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?