L'avvocato Letizia Cacciari
L'avvocato Letizia Cacciari

Firenze, 27 marzo 2020 - "Verrà il tempo dei bilanci, il tempo in cui avvocati, giuristi, magistrati potranno, al di là delle immunità, discutere sulla configurabilità di responsabilità civili e sulle responsabilità penali di chi aveva un obbligo giuridico di agire, di chi aveva il dovere di attivarsi tempestivamente per ridurre al minimo i contagi, di chi
avrebbe dovuto predisporre da subito idonee contromisure per salvare la popolazione, ma non lo ha fatto. Ma per ora l’Ufficiale ha sempre ragione, specialmente quando ha torto". 

Parole forti avvocato!

"Forse farò ancora l'avvocato solo per dare risposta a queste domande". La penalista fiorentina Letizia Cacciari non sarà più la stessa persona dopo quello che ha visto con i suoi occhi in questi mesi. E riavvolge il nastro.

Gennaio 2020, l’Italia è entrata in guerra contro il “nemico invisibile”. Da alcuni anni  tra medici, infermieri, operatori sanitari, ricercatori, serpeggiava il malcontento per i continui tagli alla sanità ed alla ricerca. I governi che si sono succeduti fino ad ora hanno ritenuto tali “spese improduttive”. L’esercito del bene non ha camici, guanti,  mascherine. E ognuno fa un po’ come può. Chi tiene indosso la stessa mascherina per ore ed ore, senza né mangiare né bere, procurandosi lacerazioni al volto, chi cuce in casa mascherine di stoffa, perché anche gli anziani nelle case di riposo avevano diritto a proteggersi. C'è anche chi costruìsce mascherine con carta da forno, sempre meglio di niente. Ma mancano anche i letti, le barelle, i respiratori, persino le bombole dell’ossigeno. Se stavi molto male ed eri fortunato, potevi trovare un posto in terapia-intensiva, ma poi avresti sgocciolato la vita da solo, contornato da quell’esercito di instancabili guerrieri che con una carezza ti salutavano nel tuo ultimo respiro. Con così tanta umanità e amore.
Sarà una lunga storia, tutta ancora da leggere, in parte già scritta negli occhi di chi ha perso, di chi ha pianto, di chi ha voluto vedere e di chi ha visto, di chi ha compreso e di chi non si dà pace. ma il bilancio delle vite perdute oramai è devastante.

Avvocato, da un punto di vista giudiziario cosa ci riserva il domani?

"Dopo tutto questo non so se tornerò a fare l'avvocato. Ci ripetono che questi non sono giorni di rendiconti, ma di riflessioni. E allora riflettiamo, ma partendo dalle norme. Il 31 gennaio 2020 l’OMS dichiarava lo stato di emergenza internazionale per la salute pubblica. Lo stesso giorno il  Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha confermato i primi due casi di contagio riscontrati in Italia. Successivamente sono stati sospesi tutti i voli da e per la Cina, senza considerare i possibili scali. Il 31 gennaio 2020, con delibera dello stesso Conte, preso atto della dichiarazione di emergenza internazionale e “considerata l’attuale situazione di diffusa crisi internazionale" e giù di premesse e frasi in leguleio strettissimo...ha dichiarato “per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”. Dopo 40 giorni, il 9 marzo 2020, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto “restiamo a casa”, da quel momento tutta Italia diventava un’unica zona rossa".

Quaranta giorni! Perché tanto tempo? E  cos’è lo stato di emergenza nazionale? A cosa serve? Chi lo dichiara? Chi sono i soggetti responsabili e che quali i loro doveri? E' sempre l'avvocato a spiegare.

"A ciò risponde il Decreto Legislativo nr. 1 del 2 gennaio 2018, cd. Codice della Protezione Civile. All’art. 1 viene definito il Servizio nazionale della protezione civile come “il sistema che esercita la funzione di protezione civile costituita dall’insieme delle competenze e delle attività volte a tutelare la vita, l’integrità fisica… dai danni o dal pericolo di danni derivanti da eventi calamitosi…”. Al successivo articolo, vengono indicate come attività di protezione civile “quelle volte alla previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, alla gestione delle emergenze e al loro superamento”. Sono considerate attività di prevenzione, tra le altre, “l’informazione alla popolazione sugli scenari di rischio e le relative norme di comportamento”.  A questo scopo vengono individuate come strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile,oltre al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, anche le Forze Armate, le Forze di Polizia e le strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Quanto alla gestione delle emergenze di rilievo nazionale, il Presidente del Consiglio dei Ministri, con proprio decreto dispone la mobilitazione straordinaria del Servizio nazionale. Al verificarsi di eventi di rilievo nazionale, il Presidente del Consiglio delibera lo stato d’emergenza di rilevo nazionale, fissando la durata e determinandone l’estensione territoriale con riferimento alla natura e alla qualità degli eventi…” ed individua le risorse finanziare necessarie. La durata dello stato di emergenza viene, infine, fissata in 12 mesi ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi. Ed allora, dal 31 gennaio 2020, con la proclamazione dello stato di emergenza da parte dell’autorità nazionale della protezione civile, ed ancor prima di giungere alla gestione, cosa è stato fatto sul piano della previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi?". 

"E a livello di prevenzione -  si chiede ora l'avvocatessa arrivando al nocciolo del suo ragionamento - che informazioni sono state fornite alla popolazione sugli scenari di rischio e le norme di comportamento? Che informazioni sono state fornite al personale medico? Quali sono i mezzi straordinari adottati nell’immediatezza per fronteggiare la situazione di emergenza, dopo lo stanziamento delle prime risorse?".

E poi le domande delle cento pistole.

"Perché ben oltre 40 giorni dopo alla dichiarazione dello stato di emergenza, alle forze armate e di polizia, mancavano ancora guanti, mascherine,amuchina o questa era stata fornita scaduta? Perchè non è stato fatto alcun approvvigionamento di mascherine, guanti, camici, per il personale medico e infermieristico ed, in generale, per tutta la macchina umana della protezione civile, ma si è pensato solo a mandare tonnellate di materiale sanitario in Cina? Perché non sono stati acquistati respiratori, letti, lettighe e tutto ciò che poteva servire a curare e salvare vite umane? Un giorno dovremo parlarne".

Am.Ag.