La protesta a 30 metri d’altezza. Moretti incontra il pm ma non molla: "Sono una vittima della giustizia"

Falliscono anche ieri i tentativi di far scendere dalla gru del cantiere di Novoli il 62enne umbro. Il magistrato lo ha avvicinato salendo sull’edificio vicino, ma l’uomo non demorde:"Vado avanti" .

La protesta a 30 metri d’altezza. Moretti incontra il pm ma non molla: "Sono una vittima della giustizia"

La protesta a 30 metri d’altezza. Moretti incontra il pm ma non molla: "Sono una vittima della giustizia"

FIRENZE

Va avanti ad oltranza la protesta di Leonardo Moretti, il 62enne che vive in Umbria da giorni su una gru di un cantiere di Novoli. Neanche il secondo contatto con il pubblico ministero Christine Von Borries, avvenuto ieri all’ora di pranzo, è bastato a convincerlo ad interrompere la sua protesta a trenta metri di altezza: Moretti ha fatto sapere, tramite il suo megafono, che resterà ancora lassù almeno un’altra notte. Forse stamani potrebbe decidersi a scendere. Si troverebbe sulla gru da giovedì sera, anche se la sua presenza è diventata nota soltanto venerdì mattina.

L’uomo si sente una vittima della malagiustizia: la sua storia iniziata e finita nei tribunali umbri l’ha raccolta in un esposto che ieri ha lanciato dalla sommità della gru, ai giornalisti presenti.

Il magistrato Von Borries - che lo ha avvicinato salendo, accompagnata dalla digos, sull’edificio in costruzione di fianco - sperava che, recependo in prima persona la denuncia, lo avrebbe convinto a mollare. Ma così non è stato. Moretti ha chiesto al magistrato di mettersi in contatto con il suo avvocato e di approfondire la sua vicenda giudiziaria. "Non voglio farmi male né fare male a qualcuno. Sono solo alla ricerca di giustizia, cosa che mi manca da trent’anni", ha detto. Moretti, che ha scelto Firenze perché tribunale competente per quelli che lui ritiene abusi perpetrati nei suoi confronti dai giudici umbri, recentemente è stato condannato a 5 anni in via definitiva per estorsione. Tutto comincia nel 2009, quando l’uomo, origini piemontesi, residente a Città della Pieve, viene denunciato in concomitanza dello sfratto dall’abitazione in cui all’epoca risiedeva: avrebbe richiesto una sorta di ’buonuscita’ per abbandonare l’alloggio e consentire alla proprietà di andare avanti con i lavori.

La procura di Orvieto lo indaga. Moretti finisce a giudizio. L’imputato è presente alle udienze ma spesso non ha difesa. Nel 2013, a processo in corso, il tribunale di Orvieto viene soppresso, e il procedimento passa a Terni. Le nuove notifiche raggiungono il primo difensore originario: tutti gli atti successivi del procedimento, sino alla sentenza di condanna, sono stati notificati presso il difensore d’ufficio, assente, anch’esso a tutte le udienze dibattimentali, compresa quella di discussione, senza che Moretti avesse mai avuto alcun contatto con lui. Il 27 gennaio 2022, il tribunale di Terni, in assenza sia dell’imputato sia del difensore nominato d’ufficio, dopo circa tredici anni dai fatti, ha pronunciato la sentenza di condanna. "In data 19 aprile 2024, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, presentato da Moretti per rescindere il giudicato relativo alla sentenza, ritenendo, evidentemente, che Moretti fosse a conoscenza del processo a suo carico", spiega il suo legale, l’avvocato Michele Vincelli.

ste.bro.

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