Rodolfo Fiesoli
Rodolfo Fiesoli

Firenze, 15 aprile 2017 - È il venerdì Santo e il profeta, che in uno spericolato equilibrio tra spiritualità e metodi educativi non esitava a riadattare le gesta di Cristo nei suoi sermoni, ha spalancato le finestre per far entrare l’aria di Pasqua che si respira a Pelago, la sua dimora da diversi mesi.

Ma di nuovo, nella vita di Rodolfo Fiesoli, condannato a quindici anni e dieci mesi dalla Corte di Appello di Firenze per gli orrori nella comunità da lui fondata, il Forteto, c’è molto. O niente. Molto perché, da quando il tribunale gli ha imposto di non mettere più piede nella cooperativa di Vicchio, il profeta si è ricreato in breve tempo una vita tutta diversa. Colazioni, pranzi e cene, nuove relazioni e frequentazioni.

E niente perché, il Fiesoli - forte anche del legame mai reciso con i suoi fedelissimi, che puntualmente lo raggiungono in questa dimora obbligata - pare proprio aver mantenuto intatta la sua capacità di far presa sulle persone, permettendogli di tessere relazioni e amicizie che possono sempre tornare utili. Il profeta, appunto. La sua vicenda giudiziaria è vicina al punto di svolta. Fiesoli lo sa bene e infatti ha scelto altri profeti, ma nel campo della legge, per affrontare la sfida in Cassazione: i giudici della suprema corte hanno in mano il suo destino. Già due tribunali hanno confermato l’impianto della gigantesca indagine condotta dal pm Ornella Galeotti.

Un iter giudiziario complesso, a tratti contorto per un dibattimento, il primo, che si era pure interrotto per la ricusazione del giudice da parte delle difese degli imputati. Ma il caso Forteto è, purtroppo, molto altro rispetto alle sentenze. È un sottobosco di intrecci, con la politica e con la magistratura stessa, che ha anestetizzato i controlli su quella comunità, un po’ comunista, un po’ cattolica, che accoglieva i bambini che il Tribunale dei minori le affidava e che, secondo due sentenze, tramutava il sostegno di facciata in violenze, sessuali, fisiche e psicologiche.

Questioni ancora tutt’altro che risolte, queste: dopo due commissioni d’inchiesta regionali, si è improvvisamente stoppato il cammino avviato per l’apertura di un approfondimento sugli anni bui del Forteto anche a livello parlamentare.

E Fiesoli? Lui che in tribunale non si è mai visto – al contrario degli altri membri della comunità che invece hanno ascoltato ogni udienza – ora non ha certo la preoccupazione di nascondersi. Anzi. Lo vedono spesso a mangiare la pizza al Far West di Pontassieve (sì, il locale che sfama anche Matteo Renzi), frequenta le parrocchie e coltiva l’orto accanto a casa. «Proprietà privata vietato l’accesso alle persone non autorizzate», intima un cartello fuori dal cancello della villettina presa in affitto. D’altronde, è la casa di chi ha voluto che la sua comunità si chiamasse il Forteto come lo strato del bosco più fitto e impenetrabile.