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22 apr 2015

Milioni cinesi per l'ex ippodromo: "Così faremo rinascere Le Mulina"

Parlano i leader della società che ha vinto la gara per riqualificare l'area

22 apr 2015
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PRESSPHOTO EX IPPODROMO DELLE MULINA,LAVORI PREPARATIVI PER LA MOSTRA DEI FIORI-NELLA FOTO , LORENZO ZHENG, ANTONELLO BRACALELLO E IL PRF..Foto Tania Bucci/New Press Photo
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PRESSPHOTO EX IPPODROMO DELLE MULINA,LAVORI PREPARATIVI PER LA MOSTRA DEI FIORI-NELLA FOTO , LORENZO ZHENG, ANTONELLO BRACALELLO E IL PRF..Foto Tania Bucci/New Press Photo

Firenze, 22 aprile 2015 - Una straordinaria mostra florovivaistica, piante e fiori anche tropicali, bonsai centenari, un deserto, laghetti artificiali, un vulcano fiorito, microclimi e cascate d’acqua, sullo stile di quella del 1887, rimasta agli annali: questo e molto altro è, sarà, «Flora» , vernissage il 29 sera all’ex ippodromo Le Mulina per proiettare Firenze nell’universo di Expo . Il 30 Notte bianca per le famiglie, dopo l’anteprima la mostra proseguirà per undici giorni. In parallelo si potrà ammirare uno spezzone della mostra multimediale di Van Gogh, all’auditorium di Santo Stefano al Ponte, prolungata fino a giugno. «Vogliamo fare un omaggio a Milano e alle altre città della grande mostra internazionale dando però lustro anche alla bellezza incomparabile di Firenze» spiegano Lorenzo Zheng, 32 anni, cinese di seconda generazione, parla un italiano perfetto, amministratore di «Pegaso», la società che ha risposto anche al secondo bando per la riqualificazione dell’area («10 ettari»), vincendolo, e Antonello Bracalello, 50 anni, salernitano esperto di marketing, trapiantato da anni nella campagna fiorentina, a Matassino; è il general manager scelto dalla società, autentico vulcano di idee per la valorizzazione dell’ippodromo del trotto negli anni a venire.

«Ho trascorso fino a trecento giorni all’anno all’estero, di cui duecento in aereo. E all’estero apprezzano di più l’Italia, l’italianità e il made in Italy. Di più: nel mondo possono magari non sapere bene dove si trovi l’Italia, ma certo sanno dov’è Firenze. Noi vogliamo essere positivi, valorizzare tutto questo, certo anche in termini di produzione di ricchezza e di creazione di posti di lavoro. Il made in Italy non è una cosa astratta» è la dichiarazione d’intenti dei signori Zheng e Bracalello. Con loro fa da anfitrione il professor Stefano Mancuso, docente di fisiologia delle piante all’Università di Firenze, direttore di Linv (laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale), talento italiano che ha scelto di non riparare all’estero, ideatore del progetto innovativo in tema di cibo, coordinatore del team che ha realizzato jelly fish barge, «la serra galleggiante futuribile che dissala l’acqua del mare per far crescere in interno piante senza terra e quindi produrre tutti i tipi di ortaggi: secondo posto fra i finalisti mondiali del premio delle Nazioni Unite ‘Unece Ideas for Change Award’, a Ginevra, per la soddisfazione di Regione e Cassa di Risparmio di Firenze, hanno cofinanziato l’iniziativa.

Signor Zheng, dopo il ricorso di un altro concorrente e l’annullamento del primo bando per la riqualificazione dell’area vi siete aggiudicati anche il secondo e siete pronti. Qual è il cuore del vostro progetto e quando lo poterete a regime?
«Sarà un’area polifunzionale, eventi sportivi, fieristici, festival e concerti, mostre. Con un occhio di riguardo alla memoria storica. A ciò che è stato Le Mulina. Tra le tante idee, pensiamo di organizzare anche qualche corsa-evento, di respiro internazionale. Confidiamo di avere il complesso a regime, nella sua piena potenzialità e funzionalità, già nel 2016. Il progetto c’è, naturalmente sappiamo che dovremo confrontarci e raccordarci con l’amministrazione». Assicura Zheng che, pur poderoso, il progetto non stravolgerà la natura. Qui non diventerà un barnum: sobrietà, innanzitutto.

Ma alle Mulina ci sarà una sorta di mostra permanente, sia pure diversificata? Oppure i fiorentini potranno venire anche per una giornata, o una serata non a tema?
«Noi attraverso i vari eventi vogliamo creare i presupposti affinché la gente frequenti Le Mulina, i suoi servizi, divertimenti, i ristoranti».

L’investimento iniziale fatto?
«Siamo sui 7-8 milioni. Per quanto riguarda il progetto complessivo, nella sua interezza, è presto per fare delle cifre».

Nuovi ingressi in vista ad allargare la platea dei soci?
«Sono previsti investimenti da parte di gruppi cinesi. Stiamo individuando i partner giusti. Credo proprio che il nostro progetto sarà apprezzato perché destinato a valorizzare le Cascine. Furono riserva di caccia dei Medici, è uno dei parchi più belli del mondo. Guardate ad esempio quel platano, è solo una delle tante, bellissime piante secolari che ci sono qui» aggiungono i tre. E chi negli anni ruggenti delle Mulina veniva qui, fisso, e magari si svenava, resteranno i cimeli: la tribuna, i box, la torretta dei giudici
» .

giovanni spano

© Riproduzione riservata

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