"FIRENZE: Un'Esperienza Profonda per Prendere Coscienza"

Esperienza virtuale che si avvicina alla realtà e che fa provare un forte disagio. Una situazione che ha tre finali diversi, tutti praticabili, ma che parlano di difendere o difendersi. Una presa di coscienza che spinge a prendersi cura tra loro, ma che a volte passa inosservata.

Un’esperienza profonda che catapulta in un momento di vita che di virtuale purtroppo ha ben poco. L’esperienza vissuta è composta da due momenti: nel primo sono Marta, mentre va verso l’università. Nell’altro invece sono uno studente qualsiasi, in un’aula studio, che assiste a una molestia. Da ragazzo, in entrambi i casi, ho provato un forte disagio. Un disagio che non mi ha mai coinvolto nella vita quotidiana, ma che oggi, dopo averlo visto e quasi vissuto, vorrei provare per capire come ci si sente, per mettermi nei panni di una ragazza e per una volta rendere quel "ti capisco" o "ti sono vicino" un po’ meno banale. Ma so che non accadrà ed è per questo che non riesco ad andare oltre la fantasia nel provare la sofferenza di quei momenti. Da ragazzo il sentimento che mi fa sentire vicino a lei è la rabbia: in quel momento io sono Marta, eppure non lo sono realmente. E questo basta per darmi quella lucidità che mi permetterebbe di rispondere a quei commenti subdoli, opprimenti, che trasformano Marta in un oggetto. Proprio perché non posso capire, saprei come reagire. Sembra un paradosso eppure è così.

Sento però che manca qualcosa: l’esperienza virtuale in entrambi i casi si avvicina alla realtà, ma non mi aiuta in una vera presa di coscienza. Dentro l’aula studio, soprattutto, mi ritrovo seduto vicino a una ragazza e a due ragazzi che la importunano. Una situazione che ha tre finali diversi, tutti praticabili e tutti suscitano sempre rabbia. Se nel primo la ragazza è lasciata sola, negli ultimi due i presenti intervengono in suo aiuto. È giusto e normale che le persone si prendano cura tra loro. Ma in questi casi si parla di difendere o difendersi. È qui il problema: dover parlare di difesa, in risposta a un attacco che spesso passa inosservato, viene sottovalutato anche da chi lo commette, sembra assurdo. Come faccio a difendermi da qualcosa che non sempre si vede? Ecco la rabbia. Perché forse, a volte, ho perso l’occasione di aiutare qualcuno e non me ne sono reso conto. Mi sento a disagio per tutto quello che la società spesso ci impone, senza la nostra consapevolezza. Vorrei essere Marta, per capire meglio, ma non posso.

Giovanni Pierozzi

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