telefono stalking
telefono stalking

Firenze, 23 settembre 2014 - UN’AMICIZIA su Facebook è diventata un calvario per un professionista fiorentino di 40 anni. E l’amica, dapprima soltanto virtuale, poi materializzatasi in carne ed ossa per minacciarlo e addirittura aggredirlo sotto casa, è adesso a processo per stalking. Sì, avete capito bene, l’amica. Perché, anche se i casi sono nettamente a sfavore del gentil sesso, capita che le vittime del reato di atti persecutori, recentemente introdotto nel codice penale, siano pure maschi. Lo sa bene questo padre di famiglia, separato dalla moglie, che si è visto cambiare la vita dopo un click sul popolare social network.

LA STORIA comincia circa un anno e mezzo fa. Lui, che è pure impegnato in politica, diventa amico di Facebook di una ragazza di trent’anni. Non si conoscono personalmente, quindi i primi contatti avvengono in chat. Ma ben presto i toni diventano pesanti. Il professionista, secondo quanto denunciato in una querela, comincia a rispondere sempre meno ai messaggi di lei, che al contrario si fanno pressanti e a tratti anche intimidatori. Dal profilo Facebook dell’“amico” la donna riesce a raccogliere anche altre informazioni, compreso un numero di cellulare che il 40enne ha pubblicato on line per promuovere il suo lavoro, e le dritte sui suoi spostamenti.

IL RISULTATO è che, alle chat adesso agli atti del procedimento penale contro la donna, si aggiungono degli incontri dal vivo. Uno, sempre secondo quanto denunciato, avviene nei pressi dell’abitazione di lui (durante il quale il 40enne riporta anche dei graffi, ma non si farà refertare), un altro addirittura alla Stazione Leopolda, durante la convention politica ideata da Matteo Renzi. L’episodio ovviamente non passa inosservato: i testimoni, compresi alcuni esponenti del Pd locale che hanno assistito alla scena, sono adesso inseriti nella lista dei testimoni per il procedimento in corso.

Il 40enne, esasperato, comincia anche a preoccuparsi per sé e per suo figlio. Decide di fare denuncia contro la donna. Che, quando riceve la notifica della citazione a giudizio, rincara la dose. Secondo lei, l’amico l’avrebbe illusa, ma lui replica di non averci neppure mai parlato prima di questi burrascosi incontri. Ieri mattina, è cominciato il processo, davanti al giudice Cacchiani. La (presunta) vittima è stata ammessa come parte civile e ha presentato una nuova querela per episodi più recenti.

«LA VICENDA è molto più grave rispetto a quello che può sembrare dal semplice fatto di cronaca – dice l’avvocato Mattia Alfano, legale del libero professionista –. Il mio assistito ha il fondato timore per la sicurezza sua e del suo bambino». La vicenda pone indirettamente la questione anche sull’uso dei social network e la relativa diffusione di aspetti legati alla privacy di ognuno.

s.b.