La guardia di finanza indaga sui concorsi di Careggi
La guardia di finanza indaga sui concorsi di Careggi

Firenze, 8 marzo 2019 - Programmazione dei concorsi viziata, vincitori designati a tavolino. Dalle intercettazioni che hanno permesso di aprire l’inchiesta sulla ‘cattedropoli’ che ha investito l’area medica dell’Università di Firenze emerge un quadro inquietante, un sistema malato.

In una conversazione avvenuta il 2 febbraio dello scorso anno, nell’ufficio dell’allora prorettore all’Area medica dell’Ateneo, Paolo Bechi, tra il prof e il direttore del dipartimento di Chirurgia e medicina traslazionale, Marco Santucci, si parla esplicitamente di una programmazione di concorsi avulsa da qualsiasi criterio previsto dalle direttive dell’ateneo fiorentino. Più lontano che mai dalle logiche del merito. Infatti l’ex prorettore parla così di uno dei ricercatori candidati a diventare professore associato: «E’ un modesto, basta guadarlo...», «è impresentabile»... Ma nonostante i giudizi impietosi, il candidato viene portato avanti.

Nel colloquio del febbraio 2018 Bechi rassicura Santucci che tre prof avrebbero votato la loro programmazione in occasione del successivo consiglio di dipartimento: nella precedente si erano astenuti, determinandone il fallimento, perché «non si vedeva la tabella». La nuova programmazione è quella in cui non è più previsto il concorso da professore ordinario per Otorinolaringoiatria, fatto che taglia fuori il professore associato Oreste Gallo dalla progressione di carriera, motivo per cui lui presenta l’esposto in procura che dà il via all’inchiesta in corso.

L’organizzazione per avere i voti al consiglio di dipartimento, per gli inquirenti, è un chiaro riferimento alla totale mancata rappresentazione e selezione dei criteri previsti dalle circolari del rettore, nella programmazione proposta dai prof Massimo Innocenti, presidente della Commissione di indirizzo e autovalutazione (Cia), e Santucci, con l’appoggio di Bechi.

Bechi stigmatizza la circostanza («Come al solito sono tutti c...») condividendo, poi con Santucci, un lungo elenco di concorsi da programmare, associandoli direttamente con il nome di colui che è destinato ad aggiudicarseli una volta banditi. Il sunto del ragionamento di Santucci, condiviso da Bechi e da Massimo Innocenti, è il seguente: i ricercatori di tipo B, prioritariamente e per regolamento dell’ateneo, decorsi i termini transitano comunque nel ruolo di professore associato, quindi è inutile attribuire loro la priorità in questa programmazione, come è altresì inutile per quelli che godono di un analogo canale privilegiato, anche se, pure questi ultimi, sono già stati destinati a soggetti predeterminati.

Santucci: Io metterei in fondo i tre con l’azienda... poi metterei sopra i due passaggi del... e della... e farei una lista dei primi quattro e al primo posto ci metterei...

Ma poi indicano anche i predestinati a vincere i rispettivi concorsi universitari, certamente non riservati a loro da nessuna norma o regolamento, ma unicamente dalla volontà dei due interlocutori.

Santucci: Dopo ci metterei il... per il passaggio, al terzo posto... che quindi, visti i due associati si fanno subito.... rimane in pole position e che poi dopo ci si mette l’..., tanto mi sembra che, insomma, se aspetta un pochino non sia una tragedia... anche perché c’ha un profilo ormai... abbastanza bruciato... tanto voi come università puntate su altre cose...

Bechi: ...

In una conversazione successiva, il 6 febbraio 2018, emerge ancora che i concorsi sono esclusivamente programmati e banditi per interni al dipartimento già preindividuati, anche quando il candidato sua dotato di modeste qualità professionali e accademiche.

Bechi: E’ un modesto, basta guardarlo... è impresentabile.

Insomma i professori decidono profili e posti. Non solo dei prof interni all’Università di Firenze. Ma anche di quelli che arrivano da fuori. Oltre al caso del neurochirurgo Della Puppa, in numerosi altri. Uno in particolare si evince da un colloquio del 14 maggio scorso, in cui Bechi parla del prossimo chirurgo in arrivo per la Breast Unit dall’Istituto europeo di oncologia di Veronesi.