Alessio Boni
Alessio Boni

Empoli, 28 marzo 2019 - «E’ una  sorta di terapia di gruppo: Don Chisciotte porta in sé un messaggio di fiducia. La speranza è che a esserne coinvolto, alla fine, sia il pubblico». Alessio Boni risponde al telefono ed è subito spettacolo. Entusiasta, energico. Non si frena presentando l’opera che lo porterà stasera a Empoli, all’Excelsior dove alle 21 salirà da attore e da regista. Un progetto che sente suo, Don Chisciotte, tra coraggio, passione e sfide. E i riflettori puntati sull’umanità, a partire da quella del protagonista del romanzo di Miguel de Cervantes.

Ci presenti il suo Don Chisciotte...

«E’ un inno alla follia nobile. Essere fedele ai propri sogni: è questo il messaggio del quale si fa portatore, divenendo simbolo di uno stile di vita che va contro ciò che impone il nostro secolo tra must e requisiti».

Com’è arrivato a questo copione?

«Da tre o quattro anni, io, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Francesco Niccolini siamo un team, tra regia e drammaturgia. Il debutto è stato ‘I duellanti’. Il nostro è un modo differente di fare teatro».

In che senso?

«Prendiamo icone della letteratura, testi da centinaia o migliaia di pagine che magari non tutti hanno tempo e modo di leggere, e li mettiamo in scena, così da permettere a chi siede in platea di conoscerli. Pensiamo al pubblico più che agli addetti ai lavori».

Insomma, in scena portate i grandi autori?

«Ce li cuciamo addosso grazie al nostro lavoro di squadra. Le assicuro che non è comune poter chiamare a casa il drammaturgo e suggerirgli quale taglio dare al proprio personaggio».

Quanto è durata questa fase per questo spettacolo?

«Un anno e qualcosa per la drammaturgia, una quarantina di giorni per le prove. Poi, siamo andati in scena con questo capolavoro di Cervantes che racconta di un eroe romantico e straordinario che in età matura si veste di un’armatura e parte. E’ proprio questo che mi piace: parla dell’uomo in tutte le sue sfaccettature, non è elitario. Di Don Chisciotte ne sono esistiti e ne esistono a centinaia».

A esempio?

«Mi vengono in mente tra tanti Van Gogh, grande artista additato da tutti come folle, o ancora Greta Thunberg, a soli 16 anni guardata con diffidenza perché sogna un mondo che non sia di lotte di petrolio. O ancora Peppino Impastato o Ilaria Cucchi».

Anche lei si è trovato a lottare contro i mulini a vento?

«Certo. La vita ti darà sempre addosso, tu devi saperti attrezzare. E la cultura è la ‘spada’ con la quale ci si può difendere. Ne sono convinto».

Cultura è anche teatro. E’ alla sua prima a Empoli?

«Mai salito sul palco lì, ma sia chiaro per me non esiste il teatro di provincia e quello di città. L’attore è attore, il teatro è il teatro: l’importante è il pubblico, la cornice viene dopo. Quando si spengono le luci deve funzionare la terapia di gruppo».