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13 mag 2022

Il calo demografico falcia le scuole Duecento alunni e dieci classi in meno

I numeri sono impietosi e portano ad una riduzione del personale docente impegnato sul territorio. Rossi (Cgil): "Gli accorpamenti causeranno un sovraffollamento delle aule. E non si investono risorse"

Il calo demografico sta mettendo in ginocchio le scuole e per questo si prevedono forti tagli alle classi
Il calo demografico sta mettendo in ginocchio le scuole e per questo si prevedono forti tagli alle classi
Il calo demografico sta mettendo in ginocchio le scuole e per questo si prevedono forti tagli alle classi

Il calo demografico si fa sentire. Il problema investe tutto il Paese e sta provocando pesanti ripercussioni anche sul sistema scolastico, dove si sta attuando un chirurgico taglio delle classi. Anche l’Empolese Valdelsa è investito dal fenomeno. I "casi" delle scuole dell’infanzia di Fontanella e Avane e quello della primaria di Ponzano, ne sono esempi concreti. Ma la scure dell’Ufficio scolastico regionale, purtroppo, è destinata ad abbattersi anche su altri istituti comprensivi. A lanciare l’allarme è la Flc Cgil che ha calcolato, per il prossimo anno scolastico, la perdita di 71 classi nella provincia di Firenze, di cui una decina solo nell’Unione dei Comuni.

L’ordine di scuola più colpito dal decremento demografico è la primaria, che nell’anno scolastico 20222023 diminuirà di un centinaio di alunni (900 in tutta la provincia), seguita dall’infanzia, con quasi 70 alunni persi, e le medie con una quarantina di studenti in meno. Scendono di pochi alunni le scuole superiori, ancora non colpite dal calo demografico. Si tratta, in totale, di circa 200 alunni in meno. "La prima e più grave conseguenza - spiega Emanuele Rossi, segretario generale della Flc Cgil Firenze – è quella della diminuzione dell’organico dei docenti. Il calo delle classi deriva in parte dal taglio lineare calcolato in base al calo degli studenti, e in parte anche dalla necessità di fare posto alle nuove figure di insegnanti di educazione motoria alla primaria, i quali, introdotti dall’ultima legge di bilancio, inizieranno a lavorare nelle scuole a partire dal prossimo settembre, per l’appunto al posto di altrettanti colleghi curriculari. La perdita di classi nei vari ordini di scuola avrà evidenti ricadute su studenti e famiglie, costrette anche a portare i propri figli in plessi diversi da quelli su cui avevano fatto affidamento".

Per il sindacato "il quadro è impietoso e smentisce tutte le narrazioni propagandistiche sulla centralità e l’importanza della scuola per le generazioni future". "Anche per il prossimo anno si prefigura una situazione composta da classi sovraffollate e ingestibili – prosegue Rossi – Il calo degli studenti rappresenta un ulteriore alibi per non investire risorse. Ancora una volta, in definitiva, il Governo rispolvera ricette all’insegna del risparmio e disattende quanto il mondo della scuola propone da tempo: allungamento dei tempi della didattica, diminuzione del numero di alunni per classe, implementazione degli organici, seri percorsi di formazione e reclutamento degli insegnanti, creazione di un sistema che dall’accesso ai servizi educativi per l’infanzia arrivi all’obbligo scolastico da 3 a 18 anni e a un vero sistema di formazione permanente". Per tutti questi motivi le organizzazioni sindacali della scuola hanno indetto uno sciopero generale per l’intera giornata del 30 maggio. Tra le richieste presentate: lo stanziamento di adeguate risorse per il rinnovo dei contratti, la stabilizzazione del personale precario, la riduzione del numero di alunni per classe e l’incremento degli organici.

Irene Puccioni

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