Anziani sempre più ai margini. Uno su quattro vive da solo. E la pensione non basta più

L’indagine della Spi Cgil: con i rincari il 25% dei nonni rischia di scivolare nella povertà. La paura più grande che emerge dal report? Non avere risorse sufficienti per le cure sanitarie.

Anziani sempre più ai margini. Uno su quattro vive da solo. E  la pensione non basta più
Anziani sempre più ai margini. Uno su quattro vive da solo. E la pensione non basta più

di Irene Puccioni

EMPOLI

Un anziano su quattro vive da solo. Ma la forbice si stringe se si parla di donne: una su tre non ha nessuno con cui condividere la vita casalinga. Nonostante tutto, il 70 per cento riesce a cavarsela da solo nelle attività quotidiane, mentre il restante 30 per cento deve chiedere aiuto, e spesso si rivolge ai familiari. Pochi (il 14,6 per cento) frequentano regolarmente i luoghi e le associazioni del terzo settore. Basse sono le percentuali (il 17,1 per cento) anche di coloro che frequentano sedi di partito e organizzazioni sindacali; e comunque sono sempre più gli uomini rispetto alle donne. L’indagine effettuata su un campione di anziani residenti nel comune di Empoli dalla Lega Spi Cgil di Empoli fornisce una serie di interessanti indicatori sullo stato di salute fisica, ma anche psicologica del mondo della terza età.

Uno degli argomenti sollevati nel questionario sottoposto a 250 anziani empolesi riguarda la condizione di anziano “solo” e della socialità. Approfondendo il tema della solitudine emerge anche qui, nel territorio empolese, che la conseguenza più negativa del vivere soli è proprio quella della carenza di relazioni sociali: se potesse vivere con qualcuno lo farebbe volentieri l’81,3 per cento degli intervistati. Altro tema affrontato nell’indagine è la situazione economica degli anziani empolesi. Dal report emerge che circa il 40 per cento vive con una pensione entro i mille euro al mese (gli uomini hanno in generale pensioni più alte rispetto alle donne) e nonostante ciò ritengono, in oltre il 60 per cento dei casi, la loro condizione economica positiva. Mentre circa un quarto del campione considera la propria situazione non sufficientemente garantita. Quindi, se da un lato la percentuale di anziani che riesce a dare stabilità alle proprie esigenze economiche è consistente, c’è un buon 25 per cento che rischia, soprattutto in questo periodo di aumento incontrollato dei prezzi, di scivolare nella povertà eo nella marginalità dovendo ridurre sempre più le opportunità di soddisfare i propri bisogni. Un aiuto viene sicuramente dalla proprietà della casa in cui vivono che quindi abbassa notevolmente l’incidenza dei costi mensili, ma comunque – si spiega nello stesso report – va mantenuta una forte vigilanza perché fra loro circa un quarto ha dichiarato che ha avuto difficoltà a far fronte alle spese di gestione della casa nell’ultimo anno e che per risolvere tali problemi hanno dovuto chiedere ancora una volta il supporto dei familiari. In questo ambito, infine, va considerato che il 33 per cento degli anziani intervistati ha dovuto aiutare, a sua volta, i propri familiari a causa delle difficoltà pandemiche e post-pandemia.

Le risorse a disposizione dell’anziano, quindi, si sono ristrette e ridotte al minimo. Il 35,2 per cento dei pensionati empolesi oggetto dell’indagine teme di non avere sufficienti risorse in caso di malattia o nel caso abbia necessità di ricorrere a prestazioni sanitarie; mentre per il 45,4 per cento, in caso di non autosufficienza, potrebbero avere difficoltà economiche.

Un altro tema molto caro alla Lega Spi Cgil di Empoli era il rapporto dei propri concittadini over 65 con il servizio sanitario regionale, in particolare con il medico di base. Ebbene, il quadro che emerge è più che soddisfacente. Anche nel difficile momento pandemico e post-pandemico il rapporto con il proprio medico non è venuto meno. Gli anziani di Empoli interpellati hanno dichiarato di non aver avuto problemi a contattare il proprio dottore (66 per cento) e soprattutto, laddove richiesto, entro pochi giorni il medico è riuscito a soddisfare la richiesta di visita (nel 71,2 per cento dei casi). "Insomma – si legge nelle note conclusive del report – il medico di medicina generale rimane il fondamento territoriale del sistema sanitario e la sua capacità di rispondere ai bisogni dei pazienti dimostra con evidenza che è proprio la medicina di prossimità il nucleo organizzativo basilare di un sistema di cura moderno e all’altezza delle sfide che si presentano".