"Abbiamo aperto il nostro ristorante a settembre e dopo poche settimane ci siamo trovati a dover far fronte a una nuova ondata di restrizioni. Stiamo cercando di andare avanti come meglio possiamo ma gli incassi bastano a malapena a coprire una minima parte delle spese. Se non ci danno la possibilità di tornare a lavorare rischiamo di chiudere". A raccontarlo è Mirko di Carlo proprietario, insieme al suo socio Ulisse...

"Abbiamo aperto il nostro ristorante a settembre e dopo poche settimane ci siamo trovati a dover far fronte a una nuova ondata di restrizioni. Stiamo cercando di andare avanti come meglio possiamo ma gli incassi bastano a malapena a coprire una minima parte delle spese. Se non ci danno la possibilità di tornare a lavorare rischiamo di chiudere". A raccontarlo è Mirko di Carlo proprietario, insieme al suo socio Ulisse Giustarini, del ristorante MelaGodo di Montelupo. Nei mesi scorsi Mirko e Ulisse hanno aderito alla protesta nazionale #Ioapro, tenendo aperte le porte del proprio locale anche la sera. "La nostra non è stata in alcun modo una scelta provocatoria - spiega Mirko di Carlo – Abbiamo deciso di tenere aperto il ristorante per necessità: se non avessimo fatto così non saremmo riusciti a fare la spesa per il giorno dopo o a pagare i contributi per i nostri dipendenti".

Nonostante l’adesione alla campagna, i due ristoratori hanno deciso di non partecipare al corteo organizzato a Roma: "Abbiamo preferito rimanere a lavorare per i nostri clienti: andare via due giorni significherebbe perdere anche quei pochi incassi che riusciamo a fare. Per fortuna nelle ultime settimane abbiamo trovato un gruppo di operai che ogni sera ci ordina circa 30 pasti da asporto e anche a pranzo, con un po’ di impegno, stiamo riuscendo a ottenere qualche ordine. Possiamo far sentire la nostra voce anche rimanendo in cucina a lavorare". La loro storia, purtroppo, è la storia molti: imprenditori che hanno investito tutto quello che avevano in un’attività che, a causa della pandemia, rischia di fallire. "Per andare avanti abbiamo bisogno di ricominciare a lavorare. L’asporto aiuta, certo, ma purtroppo non basta – continua di Carlo - Siamo fortunati perché il proprietario del fondo sta cercando di venirci incontro con l’affitto, ma come facciamo a pagare le utenze? Come possiamo pagare i dipendenti? Come possiamo fare la spesa per continuare a offrire i nostri servizi se non riusciamo a incassare neanche quel minimo che ci servirebbe? Ce la stiamo mettendo tutta ma non basta. Siamo stremati".

Ilaria Papini