L’Ance lancia lo sos sull’impennata dei costi delle materie prime
L’Ance lancia lo sos sull’impennata dei costi delle materie prime

Firenze, 21 ottobre 2021 - Lavori sospesi, materiale introvabile o acquistabile a prezzi altissimi, con aumenti fino al 140 per cento in più rispetto al 2020, come quelli registrati dall’acciaio. Una situazione devastante per l’edilizia, da sempre volano per l’economia. Stefano Frangerini è il presidente toscano di Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili.

Frangerini, cosa sta succedendo?
"E’ la tempesta perfetta. I dazi di Trump hanno bloccato gli scambi commerciali con la Cina, che torna indietro con i container vuoti. Sono aumentati i costi di trasporto, quindi, mentre c’è penuria di materia prima, perché la ripresa dopo il Covid è molto forte e coinvolge tutto il mondo. In Italia anche il superbonus 110% ha contribuito: è aumentata la richiesta di infissi, alluminio, legno, vetro, è cominciata la penuria dei semilavorati e poi delle materie prime, tanto che alcune imprese di pannelli, come Soprema e Saint Gobain, hanno fermato la produzione per due settimane".
Si sono fermati anche i cantieri?
"Sì. In Toscana ad esempio il cavalcaferrovia di Livorno e altri lavori dell’Anas che richiedono forniture in acciaio. Le imprese stanno prendendo tempo, perché l’aumento delle materie prime sta ricadendo su di loro. I margini sono completamente erosi perché le aziende lavorano su prezzari del 2018 nel caso di lavori pubblici, e del 2020 nel caso di lavori privati".
Quanto sono aumentate le materie prime nell’ultimo anno? "L’acciaio fino al 140 per cento, 80 per cento in più il legno, ma anche i bitumi, i tubi in polietilene. Sono aumentate perfino le attrezzature di consumo, come le punte da trapano. Con l’aumento di una volta e mezzo del prezzo di acquisto dell’acciaio, il costo dei ponteggi è arrivato a cifre spropositate: da 26 euro a elemento a 52 euro. Se questi aumenti si vanno a sommare tutti insieme, se poi si aggiungono anche i costi energetici, si comprende perché i lavori siano a rischio".
Quindi la ripresa economica in realtà non c’è?
"La ripresa del mercato c’è, ma a questa non sta facendo seguito un miglioramento dei margini di contribuzione delle imprese, che anzi sono stati completamente erosi dall’aumento del prezzo del prodotto semilavorato. Per questo le aziende sono in sofferenza".
Cosa succederà nei prossimi mesi?
"L’inflazione continuerà ad essere galoppante. Ci sarà qualche aggiustamento probabilmente, ma i prezzi continueranno a essere alti e con gli aumenti dell’energia, che già costa in Italia il 25 per cento in più che nel resto dei Paesi dell’Unione europea, ripartiranno a catena tutta una serie di aumenti".
E allora cosa può invertire la tendenza secondo lei?
"Potrà aiutare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, e quindi gli importanti finanziamenti che interverranno nel settore della pubblica amministrazione. Sono 107 miliardi da spendere nella riqualificazione energetica di scuole, ospedali, opere infrastrutturali ferroviarie, beni pubblici. Di questi, 15 miliardi serviranno a mantenere l’agevolazione del 110%. Sarà messo tanto lavoro sul mercato, ci sarà però tanta domanda e quindi un minimo calo dei prezzi. Un nuovo scenario si profilerà soltanto dal 2026".









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