Il titolare del ristorante 'La primula' vieta l'ingresso ai cinesi
Il titolare del ristorante 'La primula' vieta l'ingresso ai cinesi

Terni, 26 febbraio 2020 - La memoria va al cartello esposto nella prima parte del film "La vita è bella" nella vetrina di un negozio: "Vietato l'ingresso al cani e agli ebrei". Non sono bei tempi, se ciò che si scatena in seguito alla vicenda del Coronavirus ispira  ricordi del genere. Come accade per quanto accaduto al ristorante  "La Primula", storico locale in località Casali di Papigno, estrema periferia ternana.  Il cartello all'ingresso sta susitendo polemiche in serie. "Per tutelare la mia famiglia e i miei clienti - vi si legge - è severamente vietato l'ingresso ai cinesi e loro simili, e a chiunque abbia frequentato la Cina e zone limitrofe". Carlo Chermaddi, 60 anni, titolare dell'attività, non ha il minimo ripensamento: "L'idea è mia, non sono un ipocrita. Devo difendere il mio lavoro, i miei due figli minorenni, mia moglie e mio padre che ha 80 anni". 

Chermaddi è un volto storico. Gestisce  "La Primula" da una trentina d'anni, con qualche intervallo. Nel locale, con la moglie e due clienti, non ha un attimo di cedimento. "Rivendico quanto ho scritto nel cartello - spiega - e non ho niente di cui vergognarmi. Il razzismo non c'entra assolutamente nulla. Ho tanti amici cinesi, mi servo nelle loro attività. Alcuni li conosco da una vita".

E allora? "Il punto è un altro - continua Carlo - , io lavoro con un network internazionale di prenotazioni. Da me vengono i turisti che vanno alla Cascata delle Marmore, a Piediluco e a Roma. Domenica scorsa  ho registrato un crollo dei clienti dell'80 per cento. Da quando è iniziato l'allarme legato al coronavirus gli affari vanno malissimo. Non me lo posso permettere, ho due figli minorenni e un padre anziano. Mai stato razzista, basti dire che mia moglie è straniera. Ma qui c'è di mezzo la mia famiglia. Questo virus fa paura e non posso permettere che mi rovini. Sarò criticato? Ognuno la pensi come vuole, io dico la mia e non mi nascondo. Ho 60 anni, ho dato tutto per questo locale, se le cose vanno male chi bada ai miei cari? Ci devo pensare io".

Già, ma che significa "e loro simili", riferito ai cinesi?. E quali sono le "zone limitrofe" alla Cina, grande da sola più di un continente? Basta avere gli occhi a mandorla per non essere ammessi al locale?  Non dice nulla, al ristoratore, che ad oggi,  in Italia, nessun cinese risulti positivo? Quando si dice fare di ogni erba un fascio... 

Stefano Cinaglia